Moving Books

Moving Books – Watchmen

Una premessa per me doverosa: alcune graphic novel, in particolare quelle scritte dal britannico Alan Moore, meritano il proprio posto nella storia della letteratura. E soprattutto il suo magnifico Watchmen (1986-87), primo romanzo a fumetti a vincere un Premio Hugo nella categoria fantascienza. Nell’affrontare la sua trasposizione cinematografica, il regista Zack Snyder partiva avvantaggiato: nel 2007 ci aveva già provato con 300 di Frank Miller. Ma in questo caso l’impresa aveva dello straordinario perché Alan Moore è più unico che raro: romanziere, compositore, anarchico, neopagano, occultista, si è autoproclamato mago e afferma di aver evocato uno spirito-serpente. Insomma, non un tipo qualunque. E per di più, rifiuta ormai da molti anni di comparire nei credits dei film tratti dalle sue opere, nella convinzione che le sue storie siano “infilmabili”. Ma il Watchmen di Snyder è un ottimo, insperato risultato.

Zack Snyder, Watchmen, 2009
(Credits: Watchmen © Warner Bros. 2009)

Chi ha letto il romanzo a fumetti può riconoscere le citazioni più esplicite dalle vignette di Dave Gibbons, chi non l’ha letto può amare le storie di questi supereroi privi di superpoteri (eccetto il sempre meno umano Dottor Manhattan), segnati da abusi e solitudine, perseguitati dalle proprie ossessioni e inesorabilmente inclini alla violenza. E sorgono le nostre domande di sempre sul potere: chi lo possiede, come lo usa? Chi mi garantisce che mi stia proteggendo? Dove finisce la rivoluzione e inizia l’eversione? La fotografia è plumbea, la colonna sonora studiata al millimetro, il casting ideale per personaggi tanto complessi. E le differenze (una su tutte lo strumento finale di distruzione di massa) sono pensate per adattarsi a un pubblico che non è quello degli anni ’80. La bellezza del film è già tutta nei titoli di testa: decenni di storia americana e di storie personali dei nostri “eroi”, condensati nelle note e nella voce di Bob Dylan. «I tempi stanno cambiando», canta il Menestrello. Ma alla fine, nel fuoco delle rivolte, campeggia l’ultima grande domanda: «Who watches the Watchmen?»

Zack Snyder, Watchmen, 2009
(Credits: Watchmen © Warner Bros. 2009)

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Chiara Tartagni

Copywriter, studiosa di storia dell’arte, insegnante, nerd, ma soprattutto una persona molto curiosa. Ama tutto ciò che riguarda le immagini, in movimento e non. Ha scritto un libro per Jimenez Edizioni, "Le relazioni preziose": un piccolo viaggio sentimentale fra il Settecento e il cinema contemporaneo.

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