Un libro tra le mani

“Ricordi di un vicolo cieco” di Banana Yoshimoto, recensione libro.

RICORDI DI UN VICOLO CIECO, di Banana Yoshimoto, è un libro del 2006 ed io lo lessi proprio nel 2006, ma non mi piacque.

 

In quegli anni ero un’altra lettrice, nei libri cercavo altro, principalmente adrenalina e suspance, per cui quest’atmosfera rarefatta, questa introspezione così pacata, elegante e intima mi spiazzò, andava troppo al di là della mia comfort zone, e non apprezzai.

A distanza di sedici anni, e alla luce di tutto il mio percorso letterario, ho voluto rileggerlo e sì, posso affermare senza paura di smentita, che si cambia, che oggi questo libro l’ho trovato molto molto bello e probabilmente non riuscirei più a leggere i libri di allora.
È come se, prima, mi mancassero dei codici di comprensione per un certo tipo di narrativa, codici che ho acquisito gradualmente, pagina dopo pagina, libro dopo libro, imparando a diversificare, ad ampliare gli orizzonti, a cercare nelle parole scritte quelle parti di me che neanche io sapevo di avere, ma che stavano già lì, nere su bianco.

Bisogno di serenità e pacificazione col mondo

Ci sono letture immediate, che ti arrivano addosso come un tir a tutta velocità, altre che hanno bisogno di tempo per farsi strada dentro di te, altre ancora che, probabilmente, non arriveranno mai.

La letteratura giapponese, per quanto mi riguarda, appartiene alla seconda categoria: ho dovuto fare piccoli assaggi nel tempo… ma oggi sono tra le letture che cerco (di cui sento necessità) quando ho bisogno di pacificarmi col mondo, quando voglio rasserenarmi l’anima, quando non sopporto più la fretta e il “rumore” del mondo, e mi rifugio nel loro sussurro pacato, quando ho bisogno di leccarmi le ferite… perché anche affrontando temi molto duri, o tristi, hanno la capacità di filtrare il dolore attraverso una lente che “alleggerisce“, che mi mette di fronte all’ineluttabile donandomi una serenità che non pensavo di poter raggiungere.

Ricordi di un vicolo cieco” è una raccolta di racconti, cinque storie in cui si analizzano alcuni avvenimenti della vita, apparentemente casuali, inaspettati e dolorosi, attraverso i quali cercare il senso della vita e la sostanza della felicità.
Storie di rinascita.
Ma anche la malinconia, lo struggimento, la depressione, qui assumono i colori sfumati e tenui di un arcobaleno, perché anche di fronte ad un “vicolo cieco” si trova sempre una via d’uscita.

Natura, cibo e sentimenti 

Natura… in tutta la sua struggente bellezza, cibo… con tutta la cura della sua preparazione, sentimenti… delicati anche quando fanno male: questi i temi principali in cui ci si imbatte in questi racconti.

Quando definisco questo libro come “delicato“, non intendo solo che è tale il tipo di scrittura, ma proprio il modo di vivere dei personaggi, il modo che hanno di amare, di pensare, di rapportarsi agli altri, anche di affrontare le avversità e la morte.

Nella postfazione la Yoshimoto scrive che questi 5 racconti sono tutte “storie d’amore tristi e dolorose“, che sono quelle che più la rappresentano (pur non essendo autobiografiche) e che le ha scritte prima del parto per cercare di “liquidare” tutti i suoi ricordi più bui e aprirsi alla vita.
Che grande fortuna saperlo fare…!!! 💜

“Ricordi di un vicolo cieco” di Banana Yoshimoto, Feltrinelli editore. Un libro tra le mani.

 

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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