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“La sartoria di via Chiatamone” di Marinella Savino: recensione

Ci sono libri che entrano nella tua vita in modo inaspettato, poco recensiti ma che riescono a fare breccia grazie alla semplicità della scrittura e alla bellezza delle storie che custodiscono. La sartoria di via Chiatamone di Marinella Savino ci porta a Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale e camminando tra i vicoli del centro ci accompagna fino a casa di Donna Carulì, la migliore sarta della città.

Donna Carolina, le pezze e tutto il resto

Carolina Esposito è una donna straordinaria. Forte e determinata, risoluta e con un grande dono. A Napoli si usa dire di chi ha un talento particolare che tiene l’arte nelle mani. Il talento di Carolina è il cucito. Grazie alla sua abilità riesce a mettere su il miglior laboratorio di sartoria a via Chiatamone, e a diventare un’imprenditrice rispettata e la sarta più ricercata dalla nobiltà partenopea.

Attorno a lei orbita una grande famiglia. Don Arturo il marito tanto amato, i cinque figli, le sorelle e gli amici, i vicini del quartiere, gli altri commercianti. Nessuno si permetterebbe di contraddire Donna Carolina, di farle un torto o un affronto. Per lei contano solo la sua casa e le pezze. Nulla si muove se non lo decide Carolina.

La guerra arriva a bussare alla porta di via Chiatamone. Prima con un leggero colpetto e poi sempre più forte e incalzante. Carolina non si lascia convincere dalla propaganda fascista o dall’utilità del conflitto. Per lei sono tutte fesserie. Il Duce, il Fhurer e i loro seguaci: gentaccia da tenere alla larga. Quello che davvero conta è farsi trovare preparati al peggio. Così inizierà un’ossessiva raccolta di provviste. Scorte alimentari e beni di prima necessità tutti accuratamente conservati nella cantina della casa.

Quello che viene dopo

Tutto ciò che viene dopo è Storia. I bombardamenti, la distruzione e la resistenza di una città ridotta allo stremo da tanti anni di guerra. Carolina riuscirà a tenere in piedi la sua casa e i suoi abitanti. Ogni sforzo compiuto dalle sue mani sarà fondamentale per garantire la sopravvivenza di tutti. Intelligenza e caparbietà unite alla capacità di arrangiarsi e di fare necessità virtù. Questo è il tratto distintivo dei napoletani, e di Carolina.

Un libro vero, pieno di momenti difficili ma dominato dalla forza propulsiva della protagonista che non perde mai il suo spirito battagliero contro le avversità. Una donna come ce ne erano tante in quell’epoca (non troppo lontana), capaci di rimboccarsi le maniche e tenere il timone di grandi famiglie ed essere al tempo stesso lavoratici, madri e mogli. Pronte a scendere in piazza contro gli invasori e correre più veloce per salvare i loro cari dal baratro. Battuta pronta e sorriso aperto, che si asciugavano di nascosto e in silenzio le lacrime con il bordo del grembiule.

La storia di Carolina mi è sembrata da subito familiare. I racconti dei miei nonni, i loro ricordi di quel periodo, combaciano perfettamente con la narrazione dell’autrice che utilizza un linguaggio diretto e autentico. I suoi protagonisti infatti si esprimono in lingua napoletana, ma Marinella Savino riesce ad inserire la sua voce in maniera discreta, come un sottotitolo, che traduce e rende comprensibile a chiunque le vicende e le emozioni del racconto senza mai soffocarlo.

La sartoria di via Chiatamone, di Marinella Savino, Nutrimenti.

TI PIACE SE: vuoi leggere un romanzo semplice e autentico. Ami le protagoniste femminili forti. Vuoi emozionarti.

LASCIA PERDERE SE: non ami la scrittura in dialetto. Non ti va di leggere storie di guerra. Cerchi un romanzo con un intreccio complesso.

Paola Viscatale

Sono cresciuta e ho lavorato sempre in mezzo ai libri. Con il cuore a metà tra Roma e Napoli, viaggiatrice per il mondo in cerca di posti belli. Ho una laurea in storia dell'arte, esperienza nell'organizzare eventi culturali, coccolo gatti per vocazione. Per BookAdvisor curo la rubrica Coffee Book perché libri e caffè sono la mia risorsa primaria di energia.

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