Un libro alla finestra

“Cani selvaggi” di Helen Humphreys: recensione libro

In una piccola cittadina sei cani fuggono, o forse sono stati spinti a scappare, dalle case in cui vivono. I loro padroni ogni sera si incontrano nei pressi di un bosco e li chiamano, aspettano, con la speranza che tornino da loro. Sei cani che decidono di vivere selvaggiamente nel bosco; sei persone che non si conoscono e che si uniscono nell’attesa di poter rivedere i loro animali.

“Non abbiamo niente per andare avanti tranne quello che sapevamo un tempo e, mano a mano che i giorni passano, ci accorgiamo che ciò che sapevamo non serve più. È dura avere fede, perché è proprio questo che ci serve adesso. Conoscere è facile, credere è difficile. La conoscenza è tangibile. La fiducia è allungare la mano, e alcuni di noi proprio non ce la fanno.”

Alice, la voce narrante, conduce il lettore nella sua vita e in quella degli altri cinque personaggi; voci che fanno parte di un puzzle e ricostruiscono la trama del libro.

Cosa accomuna queste persone? Perché i loro cani non ritornano?

Solitudine e legami

Cani selvaggi esplora l’inquietudine delle anime, il senso di smarrimento e la perdita nelle sue molteplici accezioni; riesce a scavare in profondità, lì dove le paure hanno radici e dove le ferite bruciano ancora. E’ facile immedesimarsi ed empatizzare con i personaggi: ognuno fa risuonare quelle note dolenti che vibrano nell’intimità, ognuno porta con sé un fardello tenuto nascosto, ognuno è solo.

“La solitudine rinchiude. La solitudine è il coperchio che sigilla il vaso. Costringe a vivere senz’aria. Avevo ristretto la mia vita a una sola stanza, a una manciata di pensieri, alle stesse stanche, tristi abitudini”.

La condivisione della perdita dei propri cani crea un legame tra i personaggi che li porta ad uscire allo scoperto e a riaccendere la speranza, a mostrare la propria vulnerabilità, la tristezza e lo sconforto e provare in qualche modo a ritrovarsi.

Il selvaggio dentro di noi

La solitudine, l’abbandono, la perdita dei punti di riferimento, la paura di amare e di non essere amati, il controllo di ogni cosa per non soffrire,  la sicurezza, la morte, c’è tutto questo e di più. Ci sono le scelte obbligate, quelle che non comprendiamo, le manie, l’adattamento e l’accontentarsi. C’è la natura, la libertà e l’essere selvaggi.

E se i cani vivono liberamente e selvaggiamente nel bosco, dov’è il lato selvaggio degli esseri umani? Forse è quell’istinto che sopprimiamo, che teniamo a bada per non soffrire, che nascondiamo per il timore di non essere accettati e di essere lasciati. Però c’è e batte forte, come un cuore libero.

“La gente ha sempre avuto paura dei lupi. In passato si pensava che il lupo fosse il diavolo travestito. Sono sempre stati i cattivi delle favole e del folclore. Ma cos’è questa paura, in realtà? Non è forse la paura del selvaggio che è in noi? Non è forse tutta la struttura della società finalizzata a farci entrare in gabbie sempre più piccole? Più siamo imprigionati dal dovere e dall’amore, più il nostro lato selvaggio ne esce addomesticato e più pensiamo di sentirci sicuri. Ma, naturalmente, non è vero. Non ci sentiamo affatto sicuri.”

Cani selvaggi è un piccolo romanzo inaspettato che contiene un grande messaggio. La scrittura della Humphreys è fluida e delicata, essenziale e a tratti poetica. Le parole scaldano e sciolgono quell’intricato flusso di emozioni che ci portiamo dentro, e come un urlo libera e alleggerisce.

“Cani selvaggi” di Helen Humphreys, Playground Edizioni . Un libro alla finestra.

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