Malditesto

“Colui che gli dei vogliono distruggere“ di Gianluca Morozzi: recensione libro

Sono tossico. Mi succede con ogni cosa che mi piace. Quando la scopro, ne voglio sempre di più. Morozzi è stata la mia droga letteraria nell’epoca Covid (il primo assaggio quasi 20 anni fa). Avrei potuto esplorare nuovi autori, ma è finita con qualche suo arretrato da recuperare, e stavolta è stato il turno di Colui che gli dei vogliono distruggere.

È l’improbabile storia di Leviatan, un super eroe che si stabilisce a Bologna e combatte contro i più grandi (e defraudati) artisti del mondo. Gente tipo David Bowie, per dire. Ma è anche la storia di Kabra dei Despero (romanzo di esordio dello scrittore), di come è sopravvissuto alla sua grande delusione amorosa, della sua ossessione per la canzone che lo riporterà alla ribalta, e di come deve contenere la più grande casinista del mondo. Gente tipo Elettra, per dire.

Le due storie vengono raccontate alternativamente e se pensate che possano incontrarsi prima o poi, va chiarito che una accade su Terra Prima (la nostra) e una su Terra L (quella in cui Bowie è un supercattivo dalla buone motivazioni). Il romanzo scorre via, da un lato immergendo il lettore nella scoperta di Levitian, l’unico supereroe ad avere tutti i poteri immaginabili, ma solo due alla volta, e che cambiano a caso ogni 12 ore (premessa stuzzicante, no?), dall’altro trascinandolo nella vita di Kabra e della sua assurda condizione di outsider.

Presto sarete invischiati nella rete e non saprete quale storia volete portare avanti prima. Se quella di Levitian, delle sue origini, del modo in cui riesce a tenere a bada le minacce con poteri che vanno dal formidabile all’inutile, e di come si paga da vivere. O quella di Kabra, del rapporto col suo analista che non riesce a scaricare nonostante la terapia serva più al medico che al paziente. Del tentativo di riguadagnare il successo arrivato per caso con una canzone che odia. E poi c’è la mitica Elettra, quella della candela, ma per questo episodio c’è da tornare a L’era del porco (capolavoro!).

Non è un paese per supereroi

Colui che gli dei vogliono distruggere

Bologna che diventa teatro di un combattimento fantastico non sembra roba da italiani. Siamo così, ancorati alla nostra severa quotidianità, incapaci di sognare e di lasciarci andare. Di godere l’incredibile set che viviamo ogni istante. Ci pensano gli americani per noi. Con i loro film di azione ambientati la metà delle volte a Roma, Venezia, o Napoli. Non esiste agenzia di spionaggio che non abbia fatto esplodere qualcosa dalle nostre parti. L’ultimo James Bond ha rischiato parecchio, dalle parti Matera.

Morozzi ha la capacità (insieme a una manciata di nuovi autori letterari e cinematografici) di prendere qualcosa che non ci appartiene veramente e di renderla nostra. Non parliamo di un caso di “Italians Do It Better”, ma di sicuro una Bologna che si dimena come in una scena di Inception non può apparire più ridicola di una New York invasa da alieni a forma di orca. Dobbiamo accettare questo patto con l’autore, e poter credere che anche in Italia, possiamo vivere avventure fantastiche.

Però è un paese per scrittori

La cosa chiara di questo romanzo è che, per quanto assurde, o surreali, o grottesche, o semplici possano essere le storie, Gianluca Morozzi ci nuota dentro con la disinvoltura che appartiene solo ai professionisti. Riesce ad essere sempre al suo posto, a tenere in equilibrio ogni elemento, a preparare ogni momento. È così abile e centrato nel racconto che da un certo punto non è nemmeno tanto importante cosa sta raccontando. Funziona.

Anche quando il finale non chiude la storia come avresti voluto (o come avrebbero meritato i personaggi), perché è evidente che per l’autore non era poi così importante. Con la stessa spontaneità con cui ci ha introdotto nella storia ce ne ha tirato fuori, ricordandoci – o insegnandoci – che la buona letteratura si può fare anche senza cambiare il mondo (in qualsiasi multiverso si trovi).

“Colui che gli dei vogliono distruggere“ di Gianluca Morozzi, TEA, 2009. Malditesto.

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