Libri in pillole

“Zona disagio” di Jonathan Franzen: recensione libro

Zona disagio è un libro autobiografico di Jonathan Franzen che, dopo la morte della madre, ha il compito di tornare a St Louis per occuparsi della vendita della casa di famiglia. Ed è entrando dentro quella casa che l’autore comincia il suo viaggio a ritroso nel tempo, a partire dalla contemplazione di quelle foto sparse in ogni angolo che lo ritraggono insieme all’intera famiglia. Immagini che lo portano a rivivere ricordi sepolti, ma soprattutto quel disagio che lo ha accompagnato durante la sua pubertà, adolescenza e post adolescenza.

“Mi sentivo in colpa per i giochi da tavolo che non mi piacevano […] e ogni tanto, quando non c’erano i miei amici, aprivo le scatole ed esaminavo i pezzi, nella speranza di farli sentire meno abbandonati. Mi sentivo in colpa perché trascuravo l’orsacchiotto dalle membra rigide e dal pelo ruvido, che non aveva una voce propria e sembrava fuori posto accanto agli altri peluche. E per evitare di sentirmi in colpa anche per loro, dormivo ogni notte con un animale diverso, seguendo una rigorosa scaletta settimanale”.

Il disagio che lo accompagna anche nell’adolescenza

zona disagio jonathan franzenIl rapporto scricchiolante con la famiglia e la difficile relazione coi genitori fa sì che il piccolo Franzen senta la sua personalità limitata, problema che si trascinerà dalla scuola fino alla tarda adolescenza, durante la quale non smetterà di riconoscere la necessità di sdoppiarsi per vivere due vite: una dentro casa, una fuori. “Solo io avevo ancora un problema. Il problema erano i miei genitori”, si legge ne libro. E ancora: “Ma tenevo due versioni sempre più separate di me stesso, quella ufficiale del ragazzo cinquantenne e quella non ufficiale dell’adolescente”.

Disagio che dunque si manifesta anche a scuola, dove con grande fatica prova a inserirsi, riuscendo poi a trovare una parziale via d’uscita quando entra a far parte della comunità Diot, un gruppo di ragazzi che, storpiando il termine Idiot, si rendono protagonisti di una serie di scorribande.

“Ma io non ero un quattordicenne smaliziato. Non sapevo nemmeno come chiamare quella cosa che gli altri fumavano […] non ero sicuro al cento per cento che i veri fumatori d’erba usassero il termine “dope”, e quando provavo a dirlo, la “o” lunga mi si raggrinziva in bocca come un’uvetta, e la parola veniva fuori con un suono più simile a duip”.

Con Zona Disagio Franzen si regala un viaggio nel passato in cui, attraverso la narrazione di sé, spazia per andare a toccare diverse tematiche storiche, sociali e politiche americane, dall’uragano Katrina, fino alla guerra in Vietnam passando alle politiche di Bush fino ad arrivare alla striscia di fumetti Peanuts.
Un romanzo di certo non proprio semplice da leggere: eccetto alcune parti, infatti, il libro non riesce a garantire una lettura fluida e avvincente, in quanto spesso la narrazione finisce per introdursi in alcuni imbuti dai quali poi risulta complicato uscire.

“Zona disagio” di Jonathan Franzen, edizioni Einaudi. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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