Libri in pillole

“Mondo di seconda mano” di Katherine Min: recensione libro

“Nasciamo in un mondo di seconda mano. Tutto ciò che per noi è nuovo lo è solo perché siamo appena nati. Ma è quello che non possiamo vedere, tutto quello che è avvenuto prima di noi – ciò che i nostri genitori hanno fatto – che ci avvolge, come fasce smesse che qualcuno ci ha passato, anche se siamo ancora nudi”.

mondo di seconda mano katherine minMondo di seconda mano è uno scrigno, un piccolo cofanetto all’interno del quale si trova, tutta ben raggomitolata, la storia di una famiglia coreana di immigrati che vive negli States. Una storia che si legge prendendo con delicatezza un capo del filo per far sì che si srotoli lentamente, con cautela. Perché questa è una storia morbida, pacata, senza strilli, ma che al contempo riesce a scendere in profondità nel dolore e nel disagio familiare.

“Pensai all’ordine di casa mia, alla quiete e al silenzio che regnavano in quel luogo in cui noi tre camminavamo in punta di piedi tra i mobili ben spolverati e la moquette perfettamente aspirata. […] Vivevamo come se dovessimo scusarci di esistere, chinandoci e camminando a testa bassa come per evitare che qualche dio vendicativo si accorgesse della nostra presenza”.

Ripercorrere il passato alla ricerca dei punti di rottura

Isadora Myung Hee Sohn è una ragazzina di 18 anni, nata negli Stati Uniti da genitori coreani. È ricoverata in ospedale dopo che un incendio ha distrutto la sua casa portandole via i genitori. Ed è qui che inizia dunque il suo viaggio a ritroso, in cui Isadora ripercorre il suo passato, nel tentativo di ricostruire i motivi per cui i suoi genitori le sono sempre sembrati due estranei.

“Il mio obiettivo era la scioltezza nel parlare inglese, e ne possedevo a sufficienza. Segretamente mi vergognavo dell’accento dei miei genitori, del fatto che ogni tanto la gente li guardava in modo strano, come se fossero degli idioti o dei menomati”.

Quello di Isadora è uno slancio morbido, un po’ come quando ci si lascia cadere all’indietro sapendo che ad attendere la caduta c’è un materassino pronto ad accoglierci. Isadora non urla, non recrimina, nonostante la sua esistenza sia stata accompagnata da una sorta di emarginazione, non sociale, bensì familiare. La prematura morte del suo fratellino più piccolo, infatti, ha trasformato la sua vita, facendola diventare una figlia di seconda mano, una proiezione del dolore dei suoi genitori, un oggetto messo lì, a rappresentare quello che non c’è più.

“Da quando mio fratello era morto io mi ero ridotta a essere un non Stephen, uno spazio negativo, un’assenza, la manifestazione vivente della perdita che aveva colpito i miei genitori”.

Mondo di seconda mano è un libro al cui interno c’è di tutto. C’è la difficoltà di un’adolescente figlia di immigrati che si ritrova a vivere in due mondi paralleli e opposti, proprio come il suo doppio nome, che rappresenta da una parte il forte legame del padre con la cultura coreana, dall’altra la propensione della madre a inserirsi nella nuova società dimenticando le sue origini. È un libro sul retaggio storico e culturale di una famiglia immigrata, che condiziona inevitabilmente il futuro dei figli, sdoppiando la loro realtà, complicandola, rendendola quasi alienante. Un libro delicato, silenzioso, oserei dire rispettoso, morbido, che si lascia leggere con grande naturalezza.

“Mondo di seconda mano” di Katherine Min, edizioni 66thand2nd Editore. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

Articoli correlati

Back to top button