Libri in pillole

“Le brigate” di Ariel Luppino: recensione libro

Un’improvvisa emergenza sanitaria dovuta a un virus messo in circolo dai topi diventa il pretesto per instaurare una vera e propria dittatura, in cui le brigate, l’apparato di controllo agli ordini del Milite, hanno il compito di perseguitare i cittadini alla ricerca di possibili contagiati. E il quadro che viene a delinearsi è di una violenza inaudita, in cui questi squadroni della morte si dedicano al rastrellamento e alla tortura completamente gratuita dei detenuti.

“Si riferiva a una delle brigate che pattugliavano la città da un capo all’altro. Vestivano di nero, portavano baschi e stivali e avevano un teschio tatuato sull’avambraccio, con fiamme che gli uscivano dalla bocca e arrivavano fino al dorso della mano. Erano state create con i fondi del Ministero della salute e avevano funzioni di controllo sanitario”.

I contagiati individuati, infatti, vengono strappati alla loro quotidianità e reclusi nel centro di detenzione di Buenos Aires, che si trasforma in un teatro degli orrori. Le violenze vengono perpetrate senza alcun tipo di sconto, per puro sadismo: stupri, omicidi, mutilazioni diventano il mezzo con cui le forze armate legittimano la loro posizione di controllo, ma diventa anche il loro passatempo. È dunque un mondo del terrore quello descritto da Ariel Luppino che con la sua letteratura ci fa scendere negli inferi, lì dove risiede la cattiveria umana, un luogo in cui i principi morali sono praticamente inesistenti.

“Al tramonto, non so perché, lapidarono un detenuto nel cortile centrale. Io fui bendato e condotto nella Saletta. Quello che facevano non aveva molto senso. C’era un borsone gettato in un angolo. «Conta il denaro» disse il Milite. Quando uscii vidi una guardia uccidere a martellate un detenuto, mentre un’altra portava in giro il vecchio sulla sedia a rotelle”. 

Le brigate è un libro crudissimo in cui Ariel Luppino, rimandando col pensiero ai possibili scenari di quella che fu la dittatura argentina degli anni ’70, mostra senza alcun tipo di filtro la parte più diabolica della natura umana, un lato oscuro che nessuno può riuscire a contrastare. Ed è un sadismo ragionato, beffardo, che nel romanzo trova il suo punto apicale nel momento in cui il Milite decide di concedere ai detenuti un momento di svago, offrendogli la possibilità di assistere a una rappresentazione teatrale che però mette in scena la loro stessa condizione di schiavitù. Un libro che non fa sconti, che mette il lettore davanti a uno scenario in cui difficilmente troverà alleati.

“Le brigate” di Ariel Luppino, edizioni Arcoiris. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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