Siamo negli anni sessanta, a Milano, quartiere Casoretto. Andrea Bellini è un ragazzone di un metro e novanta: biondo, capelli lunghi, trench e gli immancabili Ray Ban. Una sorta di divisa quella indossata dall’uomo che diventerà il leader della Banda Bellini, un gruppo di ragazzi di quartiere che nasce come servizio d’ordine delle manifestazioni nella città lombarda, con l’obiettivo di combattere i fascisti. Sono militanti di estrema sinistra, che si muovono insieme agli studenti universitari e al movimento operaio della periferia di Milano.

Ne La Banda Bellini Marco Philopat raccoglie la testimonianza di Andrea Bellini e ci scrive un romanzo che ricostruisce uno spaccato della società che animava la vita popolare della Milano degli anni Sessanta e Settanta. Una narrazione fatta di assemblee, assalti, manifestazioni, occupazioni, cortei, scontri con fascisti e polizia, che caratterizzarono un’epoca nella quale si respirava un’aria infuocata. In mezzo, infatti, c’è il ’68, la strage di piazza Fontana del ’69, fino agli scontri avvenuti a Milano nel ’77 in cui morì il vicebrigadiere Antonio Custra. Un romanzo scritto come un flusso di coscienza, veloce, rapido, come le idee che animarono quel gruppo di ragazzi che avevano scelto la strada della politicizzazione e della militanza per non essere schiacciati dal sistema e per non diventare schiavi di nessuno.
“La banda Bellini” di Marco Philopat, edizioni Agenzia X. Libri in Pillole.




