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“Pentirsi di essere madri” di Orna Donath: recensione libro di Fertilemente

Se si ascolta cosa hanno da dire le donne su come sono giunte alla condizione di madre, si capisce che i percorsi che conducono alla maternità sono diversi e molto più complessi. E questa molteplicità di percorsi forse può aiutarci a capire che non sempre è chiaro se la maternità sia un obiettivo che le donne si prefiggono o una cosa che, semplicemente, capita“.

Nonostante il profondo desiderio e la profonda determinazione che mi hanno portata ad essere madre, ho letto con grandissimo interesse e condivisione questo libro molto coraggioso, che sfata uno dei pochi inossidabili miti: quello della maternità.

Leggendolo sul mio ebook reader ho preso tonnellate di annotazioni, in molte delle quali mi sono ritrovata, anche io madre assolutamente non pentita.

“Pentirsi di essere madri” di Orna Donath

Nel saggio l’autrice riferisce dei risultati di una ricerca da lei condotta attraverso delle interviste a donne di varie età e condizioni sociali che si dicono scevre dall’istinto di maternità e che nonostante questo per motivi diversi si sono riprodotte. Donne che amano i loro figli, che li curano e li accudiscono, buone madri, attente e scrupolose. Madri non felici, nonostante chi le conosce non se ne renda conto.

Pensieri difficili da raccontare a chiunque, veri e propri sdoppiamenti tra quello che la società, la famiglia di origine, la propria cerchia amicale, il proprio compagno si aspettano e quello che invece sarebbe davvero il desiderio più profondo, in un mondo in cui la maternità è presentata ancora come lo scopo primario e più importante di ogni donna, che prima di essere se stessa DEVE desiderare di diventare “madre di”.

“Io, che oggi sono tra i trenta e i quaranta, non sento ticchettare nessun orologio biologico. Il mio corpo e la mia psiche non mi stanno dicendo che ormai sarebbe arrivata l’ora, ma ci pensa la società a rammentarmelo: lo fa sempre, in continuazione, e con toni sempre più insistenti”.

Il tema maternità/riproduzione “altrui” è uno degli argomenti di conversazione preferiti raggiunta l’età in cui chi ci circonda riterrebbe giusta una nostra transizione dallo stato di non madri a quello di madri, sembra che l’attività dell’utero femminile sia un “affare di Stato”. Ci sono stati addirittura governi che l’hanno messa proprio sotto questa luce: procreare, care donne, è un vostro dovere di patriote.

[…] il corpo delle donne è giudicato sulla base del fatto che sia in grado di concepire oppure no, in quanto la capacità femminile di fare figli è considerata il nucleo cruciale dell’esistenza di una donna, nonché la giustificazione della sua stessa esistenza. […] Il presupposto indiscusso, infatti, è che il potenziale riproduttivo dell’anatomia femminile le obbliga a diventare “madri”. La maternità dona alla donna un suo posto legittimo nel mondo, gli dà un riconoscimento sociale“.

Non desiderare di svolgere questo “compito” e di esserne per giunta felici categorizza le donne in una condizione di minoranza, di estraneità. In un piccolo ghetto in pratica. E’ quasi meno sorprendente la “cattiva madre” che la madre affettuosa e attenta ma pentita del suo ruolo. Che questi sentimenti possano esistere è un pensiero tabu.

Ma c’è di più. Il fatto che “ovviamente” ogni donna debba essere felice di essere madre fa sì che degli oneri di questa condizione non ci si possa comunque mai lamentare, è una libera scelta, è la propria volontà, è il proprio scopo sublime, se ne facciano le donne una ragione e ne accettino gli aspetti impegnativi e pesanti. Sempre gioiose, sempre contente, sempre sorridenti: molte fanno di questa immagine un punto d’onore. DEVE essere così.

Un libro abbastanza complesso, ma che consiglio ad ogni donna, perché ogni donna ci si può ritrovare: chi è madre e ne è felice, chi invece segretamente ne è pentita, chi vorrebbe esserlo ma non riesce e subisce ogni giorno intrusioni nella propria intimità, chi non vuole figli e deve continuamente affrontare giudizi.

Anche chi ha desiderato e continua a desiderare ogni giorno i propri figli potrà trovare conforto nel constatare che provare a volte sentimenti scomodi, anche solo momentanei, è qualcosa di “umano” e non mostruoso.

Difficile. Ma da leggere.

Pentirsi di essere madri” di Orna Donath, Bollati Boringhieri. Fertilemente.

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