“Un paio d’anime” di Vinicio Salvatore Di Crescenzo: solo poesie d’amore

Nella silloge poetica “Un paio d’anime” di Vinicio Salvatore Di Crescenzo, il poeta ci parla di amore, solo ed esclusivamente d’amore. Lo definisce, già nell’introduzione, “un male buono”. L’ossimoro risulta essere una definizione perfetta perché l’amore fa sì esultare e gioire, ma anche piangere, disperare, dire basta per poi far dimenticare tutto e desiderare di innamorarsi di nuovo.
I versi di questa raccolta si vestono di ricordi, di momenti passati, di dolci emozioni, così come di illusioni crollate, di storie a cui la parola fine è stata apposta con dolore o forse, a volte, con rassegnazione.
Vinicio Salvatore Di Crescenzo è un poeta che, con il suo stile, abbraccia più la maniera passata di fare poesia che non quella moderna. Oggi spesso la poesia, ma forse sarebbe il caso di dire la “pseudo-poesia”, si veste di superficialità, di approssimazione, di contenuti vuoti. Il lavoro di Di Crescenzo, invece, continua a essere ricercato, nel linguaggio e nello stile. Si nutre di profondità e di musicalità. Nei versi di questa raccolta, il poeta non ha paura di affrontare un tema così complesso e inflazionato come l’amore. E la poesia diventa strumento che, dalle sue mani, passa a quelle di chi legge, per un’esplorazione profonda del nobile sentimento.
La natura: musa ispiratrice e protagonista
La natura è una costante della poesia di Vinicio Di Crescenzo. Anche in questa raccolta troviamo continui richiami a essa: il cinguettio degli uccelli, il volo della farfalla, un fiore bianco di magnolia, il mare, l’orzo maturo. Le nuvole stanche del cielo o un soffio di sole, tutto, nelle sue poesie, vibra attraverso la potenza della natura, grande ispiratrice di ogni poeta. In questi versi, essa diventa parte essenziale del dialogo tra le emozioni, invitandoci a non tralasciare alcun dettaglio.
Cinguettio nel rosseggiante/ciliegio che cavalca il meridiano tepore/Saltella il fringuello nell’orto/e col suo brusco planare/spolvera foglie imbrunite/Garbata, l’ape giunge a visitar corolle/e a tratti ronza dove vibra la ragnatela/La cavalletta ghermisce la corteccia/assorbe polvere di sole e tace/mentre una farfalla fa impazzir/lo sguardo di complesse geometrie.
Versi piena di una melodia fuori del comune, dove la natura è fonte e destinataria d’amore.
La silloge “Un paio d’anime” di Vinicio Salvatore Di Crescenzo si apre con una poesia che possiamo definire come il riassunto di tutto ciò che è l’amore: un subbuglio morale generale. Non passano inosservati i versi finali della seconda strofa: “ignorare sentimento in favor di dignità”. Amore e dignità, infatti, giocano a volte una partita estenuante. E chi legge, sicuramente si porrà una domanda: un sentimento che fa perdere la dignità, può ancora chiamarsi amore?
Chi canta amore/può narrar d’aride terre/oppur di rigogliosi prati/Sospendere ragione/pel sopravvento di follia/o ignorare sentimento/in favor di dignità/Malattia virale/che stordisce senza/febbre e leggerezza/in un subbuglio morale generale.
I versi di Di Crescenzo ci invitano a riflettere sui nostri sentimenti, attraverso le emozioni vissute e l’uso essenziale della parola che, nelle sue poesie, diventa magia d’amore.

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“Un paio d’anime” di Vinicio Salvatore Di Crescenzo, Oceano Edizioni Vivere leggendo



