“Devozione” di Charlotte Wood: conoscersi per migliorare

Ormai ci ho fatto l’abitudine, all’attesa. L’emergere lento e incompleto di una comprensione, accanto a domande che possono anche rimanere senza risposta.
L’attesa, la lentezza. Leggere questo libro è andare in fondo alle cose, alle emozioni, ai fatti della vita con lentezza. Il silenzio, la riflessione, il pensare prima di rispondere e di agire. Il tempo da assaporare attimo per attimo, la libertà di andare piano anziché correre dietro a ogni cosa. Capire che la fretta in cui viviamo non porta a nulla.
“Devozione” di Charlotte Wood è un libro che invita a tante riflessioni e lo fa con calma, senza quella sfrenata agitazione che, di questi tempi, pare non se ne possa fare a meno. Non urla, l’autrice, non accusa, non prende posizione. Con gentilezza e profonda attenzione ci prende per mano e, priva di qualsiasi giudizio, ci aiuta a comprendere noi stesse/i e chi ci è intorno.
Una donna, di cui non conosciamo il nome, avvertendo un forte bisogno di solitudine e di cambiamento, lascia la sua vita di tutti i giorni, fatta di marito, lavoro, amicizie, per ritirarsi a vivere in un convento di suore nell’Australia rurale, più vicina ai suoi luoghi d’infanzia. Ha desiderio di pace, di calma, di ritrovare se stessa e di capire cose del passato che non erano mai state del tutto svelate. Avverte la necessità di migliorarsi, di arricchire la sua spiritualità, non necessariamente la fede che non ha.
Nel convento la vita si svolge attraverso la preghiera, i lavori quotidiani, la convivenza con le suore. La donna, giorno dopo giorno, apprezza la quiete del posto, la tranquillità che distende l’animo, i canti e le preghiere che non comprende a fondo ma che le trasmettono un senso di pace. Lì tutto si svolge con una calma inconcepibile per i ritmi della città.
Nel mondo contemporaneo, tutta questa quiete ha un che di radicale. È illecita.
La donna scopre l’incredibile potenza del silenzio, del non dover sempre spiegare e spiegarsi, della parola usata solo se necessaria e che a volte non trova riscontro. Ma va bene così.
Stare bene con sé e con il resto del mondo non necessita forse di grandi imprese, solo di piccoli gesti e di poche parole.
La bellezza di essere qui dopotutto sta proprio nel silenzio. Nel non dover spiegare, nel non dover fare continuamente conversazione.
“Devozione” di Charlotte Wood è un libro che stupisce per il suo indagare oltre la superficie con semplicità ma allo stesso tempo con grande saggezza e umiltà. È un libro coinvolgente che invita a conoscersi, a esaminare i rapporti tra donne, che fa interrogare sul senso di colpa, sull’elaborazione di un lutto. Un libro intimo, pacato, dove la bontà e il perdono diventano importante materia di riflessione.
Il perdono non implica necessariamente una riconciliazione con chi ci ha fatto del male, né significa dimenticare il male. […] Si può scoprire un significato nuovo in quel dolore e capire che il perdono può significare libertà.
La narrazione è in prima persona, con pochissimi dialoghi, struttura che prediligo. Lo scrivere è pacato e introspettivo, privo di qualsiasi inutile orpello. Il racconto è quasi sottovoce, con pause e ritorni al passato, in cui la donna ricorda momenti e persone che hanno fatto parte della sua vita. È un libro che non elargisce risposte ma che aiuta a porsi domande su cui lavorare con consapevolezza e rispetto di sé. Non ci sono colpi di scena, battute d’arresto, fiato che resta in gola tra una pagina e l’altra. C’è una staticità che non è passività ma lunga introspezione e analisi del dolore che ognuno/a di noi attraversa nella propria vita.
“Devozione” di Charlotte Wood, Fazi Editore. Vivere leggendo



