Vivere leggendo

“Mi chiamo Danica” di Beppe Deiana: la forza, il coraggio, la resistenza

Nel leggere le poesie della raccolta di Beppe Deiana “Mi chiamo Danica”, il mio pensiero è andato a Giuseppe Ungaretti e alla sua capacità di trovare la bellezza e l’intensità della vita anche in un contesto drammatico quale è quello della guerra.

Non sono mai stato tanto attaccato alla vita

Così termina “Veglia” del grande poeta.

Insegnami a esser grata, sempre/per il sì e per il no che incontro/Insegnami a ricominciare daccapo/a rialzarmi ogni volta che inciampo e sorridere/sorridere e ringraziare ogni volta che sbaglio/Io sono te e tu sei me

Così parla Danica nella silloge di Deiana.

Siamo a Sarajevo. Danica è una giovane donna di ventitré anni, aspetta un bambino, è felice e ama la vita. Intorno a lei l’orrore più atroce, quello della guerra. E in questo spazio di pianto, di barbarie e di morte, Danica si ferma e protegge il suo piccolo mondo, fatto di un diario a cui affidare i propri pensieri.

Non ho paura. Sono un respiro in viaggio.

Non sa cosa accadrà, ma non vuole rinunciare alla bellezza, alla gioia, al battito che vive dentro di lei.

Una persona, distante da lei, trova il suo diario. Inizia a leggerlo.

La raccolta poetica “Mi chiamo Danica” di Beppe Deiana, così come lo spettacolo teatrale, raccontano il dramma della guerra e lo fanno senza nascondersi né addolcire l’atrocità che contraddistingue la pazzia di un conflitto.

L’orrore cancella tutto e la devastazione, le migliaia di bimbi mutilati, decapitati, crocifissi,

la violenza, la schiavitù, la tortura… tutto diventa vergognosamente NOR/MALE.

Eppure

Che magia cara anima quando ti mostri/non si contiene tanta forza/tanta delicatezza.

e

Sono in mezzo alla guerra/ma non la voglio qui dentro/la vita in me scalpita/ed è un meraviglioso movimento/tace tutti i rumori.

La sensibilità del poeta è palpabile, la sua poesia è coraggiosa, libera nel gridare l’orrore e di sussurrare la bellezza. I suoi versi sono dono che elargisce senza risparmiarsi, il suo poetare è ricchezza da condividere, come un pane che si passa, in un convivio, da un ospite all’altro. E seduti/e intorno a quella immaginaria tavola, ci nutriamo diventando anche noi messaggeri di pace e di amore. È il potere della poesia, la sua grandezza, il suo miracolo.

Leggere “Mi chiamo Danica” di Beppe Deiana in questo particolare momento storico è necessario e rivelatore. La guerra non è mai una buona scelta, non è la soluzione ma solo l’estrema manifestazione di una malvagità dettata dal desiderio di potere e di sopraffazione. Nessun conflitto soffocherà la potenza della vita, nessuna bomba ucciderà la grandezza dell’amore né fermerà la (ri)fioritura della natura. Nessun nuovo folle arresterà la rinascita perpetua della bellezza.

Non dimenticare e sorridere/forse è un ossimoro/non lo so/per me sono una speranza/e la voglio condividere/non potrebbe essere diversamente.

“Mi chiamo Danica” di Beppe Deiana, Seed Selvatiche Edizioni. Vivere leggendo

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