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“Il poeta delle pantegane” di Alessandro Mezzena Lona: recensione libro

Quasi quasi di questo libro non se ne dovrebbe parlare.
Lo legga chi vuole avvicinarsi a un uomo – un poeta – che si è dovuto inspessire la pelle per sopravvivere alla cattiveria del mondo.
Io ho chiuso l’ultima pagina più di tre settime fa, e ancora mi chiedo se sia rispettoso parlarne.
Ho paura di fargli male, a Federico Tavan. Ho paura di esporlo, ancora, alle persone che di lui poco hanno capito, molto hanno giudicato.

Il poeta delle pantegane

Acquario edizioni però ha scelto un arancio brillante per la copertina di questo libro. Guardatemi, sembra dire. Arancio brillante, come l’abbigliamento di soccorso, quello per farsi vedere anche notte.
Allora forse è giusto fermarsi e prestagli cura, e mostrarlo, il poeta delle pantegane.

Lasciarsi travolgere da quelle parole quasi incomprensibili scritte in friulano di Andreis, il suo paese d’origine, è un rischio.
Eppure, anche per chi questa lingua non la conosce (anche se c’è la traduzione in italiano) ci sarà una sensazione di scuotimento e di verità capace di farci desiderare una carezza immaginaria per quest’uomo poeta.

«Scrivevo in italiano perché quando si andava a scuola in Andreis le maestre ci picchiavano e ci insegnavano che parlare la nostra lingua era peccato e si andava all’inferno […]. Poi ho scritto in andreano: l’andreano è una lingua bella, piena di miele […]. E inoltre l’italiano non lo so. Conosco solo sessanta parole; sono costretto ad andare giù a Montereale per conoscerne di nuove; l’ultima è stata “ossimoro”. Ma ho già dimenticato che cosa significa. Fino a qualche anno fa scrivevo poesie nudo davanti allo specchio. Riempivo i cassetti e le tasche di poesie. Poi, grazie a qualche buona persona, le ho pubblicate. Ho continuato perché in Andreis d’inverno le notti sono lunghe e fredde. […] Scrivo perché mi piacciono le parole: albero, cane, fagiolo, zucca… io le parole le mangerei».


Parole in friulano, in andreano, in italiano, cucite insieme in modo impellente, per riparare una ferita che non si rimarginerà mai perché continuamente lacerata dalla maldicenza, dall’ignoranza, dalla supponenza.
La storia di Federico Tavan parte dalla maledizione di una donna che in paese tutti consideravano una strega.
Federico ancora stava nella pancia della madre ma era già marchiato, destinato a una vita da folle perché il mondo così aveva deciso per lui.

A nulla valsero i tentativi. A nulla gli sguardi, le parole, i gesti.
Folle, schifoso, satana.
A tredici anni Federico Tavan aveva già visto, sentito e subito troppo. L’unica via d’uscita furono i fogli di carta: tanti tantissimi, a riempire le tasche. Fogli colmi di parole e di tutto ciò che nella sua testa gridava salvezza con la lucidità propria di chi sta ai margini e osserva la follia vera, quel mondo.


“Devo stare dentro i tuoi occhi per vedermi”


Dal Il Piccolo ai romanzi

L’autore: Alessandro Mezzena Lona è l’autore di questo libro. A me verrebbe da dire il papà, e se lo leggerete capirete il perché. Ha condotto per 16 anni le pagine culturali de Il Piccolo, ha scritto saggi e romanzi e racconti.
Lo si può leggere anche sul suo blog: arcanestorie.it

Web side: l’altra faccia di Acquario libri

I libri di acquario contengono un QR code che aprono una porta in più. Per questo libro ho goduto dall’interpretazione di Marco Paolini e di un filmato incredibile ed emozionante.


Il poeta delle pantegane
Alessandro Mezzena Lona
Acquario libri

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Roberta Frugoni

Copywriter per lavoro e passione. Amante dell'arsenico e vecchi merletti, mangio la pasta solo se è al dente e mi lascio conquistare dalle letture che prendono a schiaffoni. Nel tempo libero fotografo e collaudo amache.

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