Un libro tra le mani

“Tutto finisce con me” di Gabriele Esposito, recensione: Un libro tra le mani

“TUTTO FINISCE CON ME di Gabriele Esposito.

E se tutti gli esseri umani scomparissero tranne te?
Se tutto il resto rimanesse lì al suo posto, ma le persone no?
Delirio da solitudine o opportunità?

Solitudine e istinti primordiali

Il nostro protagonista, quello che Gabriele Esposito ci presenta, giovane uomo in carriera, maniaco del controllo e della forma fisica, sempre in competizione con tutti, vivrà questo isolamento con un iniziale turbamento che sfocerà ben presto in una sorta di esaltazione, di possibilità di soddisfare i suoi istinti primordiali: spogliarsi nudo in centro città, saccheggiare pasticcerie e ristoranti, godersi una notte all’Hilton, rubare un quadro in un museo, masturbarsi sulla scrivania dei suoi diretti superiori.
Insomma, cercare di contravvenire a tutte le regole del vivere civile, assumere una posizione di superiorità che nella realtà non gli sarebbe concessa, lasciare tracce di sé ovunque e manifestare una ferocia apparentemente ingiustificata, ma che è il risultato di anni e anni di ossessioni, di rigore per cercare di essere il migliore, il più bello, il più atletico, il manager di maggior successo, l’amante più bravo…
Che fatica.

A poco a poco si rende conto che, mentre lui è da solo nella dimensione “senza umanità“, il se stesso “sociale” continua a vivere la sua vita, partecipa a riunioni, consegue risultati, subisce e mette in atto meschinità, affronta perdite e separazioni importanti.
Ed ecco che il mondo torna, poi scompare, poi torna di nuovo… in un andirivieni instabile e senza previsioni che, invece di terrorizzarlo, inizierà ad aspettare con gioia.

“La solitudine cronica è una spirale, si sviluppa per garantirci la sopravvivenza. Più mi rapporto alle persone sbagliate e più mi costringo altrove, lontano da loro.
Un meccanismo innato, evoluzionista. Una garanzia di futuro triste ma necessaria.
Dev’essere così. Dev’essere per il mio bene”.

Ma chi è lui quando rimane solo?
Che significato assume la vita nel momento in cui prescinde dal mondo circostante?
Ed ecco che la necessità di “contatto” fa capolino anche nell’altra dimensione, fosse pure quella di un cane e di un vecchio mendicante.
Il suo status di strafigo in carriera non approverebbe mai tali frequentazioni, eppure queste due esistenze (il cane e il vecchio), per quanto miserabili e maleodoranti, diventano oasi di pace e piacere.

Iperconnessione e schiavitù

Libro molto interessante, scritto molto bene e tutt’altro che semplice, un romanzo che nasconde sotto il velo della distopia e del fantastico, una feroce disamina dell’uomo moderno, di quanto il suo essere sempre iperconnesso e iperstimolato lo abbia ridotto ad una forma di schiavitù ed anaffettività dilagante, tanto da agognare l’esistenza di una sorta di alter ego capace di fantasia, di apprezzare il silenzio, gli abbracci stanchi, il calore di un altro essere vivente, un tramonto, la bellezza di una città vuota vista dall’alto.

“Dopo di me più nulla. Di me, in futuro, nulla.
Percepisco il fatto di essere solo al mondo, solo fino all’ultimo dei miei giorni, qui, nessuno a ricordare le cose che ricordo io, nemmeno parzialmente, non c’è prole, ed è meglio così.
Tutto finisce con me.”

 

“Tutto finisce con me” di Gabriele Esposito, Wojtek Edizioni . Un libro tra le mani.

 

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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