Inquietudine, nostalgia, un po’ di malinconia e la prosa perfetta di Antonio Tabucchi. È questa la fotografia di Piccoli equivoci senza importanza, una raccolta di undici racconti indipendenti accomunati, però, da un filo tematico ricorrente: la costante necessità di riflettere sull’andamento di una vita costruita su eventi casuali e caotici, su scelte e coincidenze, su attimi e battiti mai uguali tra loro e che segnano punti di non ritorno che, tuttavia, assumono una notevole importanza. Perché la vita è fatta di tanti piccoli attimi messi uno accanto all’altro, tante piccole scelte, tante piccole coincidenze.

I personaggi degli undici racconti sono in costante movimento, come in movimento è ciò che ci scorre davanti, movimento perpetuo, infinito, che mai tende verso la staticità, perché è nel movimento che si costruiscono relazioni, incontri, storie, che si materializzano mano a mano che mettiamo in scena il nostro personaggio.
“Ma cosa potevo dirgli, che si trattava di un piccolo equivoco senza rimedio? Perché mentre pensavo questo ho proprio pensato che tutto era davvero un enorme piccolo equivoco senza rimedio che la vita si stava portando via, ormai le parti erano assegnate ed era impossibile non recitarle”.
Azioni, rappresentazioni, episodi di vita che si svolgono in Toscana, a Lisbona, a Bombay, ma poco importa in realtà il luogo, perché importa ciò che accade, la vita che scorre, il dubbio che resta, l’esistenza che, come una clessidra, avanza inesorabile malgrado i limiti della gestione umana, che può indirizzare, sì, può gestire, sì, ma dovrà pur sempre fare i conti con due elementi incancellabili: l’imprevedibilità degli eventi e l’imperfezione delle nostre azioni.
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“Piccoli equivoci senza importanza” di Antonio Tabucchi, edizioni Feltrinelli. Libri in Pillole.




