Libri in pillole

“L’uomo visibile” di Chuck Klosterman: recensione libro

Pensiamo di conoscere le persone, crediamo che basti passare del tempo con loro per averne una conoscenza diretta, fidandoci ciecamente dell’esperienza empirica. Ma è proprio così? Siamo sicuri che l’essere umano non modifichi i suoi comportamenti stando semplicemente a contatto con un altro essere umano? Quanto i comportamenti sono influenzati dalle convenzioni sociali, dalle sovrastrutture culturali o anche dal semplice coabitare all’interno di una comunità che agisce secondo stili di vita diversi ma in un certo qual modo precostituiti? Quanto è rimasto di autentico nell’agire dell’essere umano?

“[…] il mio scopo nella vita, grossomodo da quando ero in fasce, è scoprire la verità sulla natura umana. E sì, ho detto in fasce. Non si tratta di hybris, e non mi interessa se sembro pomposo o irrealistico. Le cose stanno così, io ero così. Già nei miei primi ricordi ci sono io che fisso le persone e mi domando chi siano davvero”.

Sono queste le domande che si pone Y___, il protagonista de L’uomo visibile di Chuck Klosterman. Vuole studiare a fondo le strutture comportamentali, scandagliare in profondità la reale natura delle persone per carpirne la spontaneità, gli atti che compiono quando non sono osservate, quando sono da sole, quando cioè emerge la loro reale personalità.

Qui per ascoltare l’audio recensione: 

“Una delle scoperte più significative che ho fatto in quest’esperienza è che le persone neanche si accorgono di cos’hanno di fronte, men che meno di ciò che risulta camuffato alla vista. Ciascuno di noi ha delle convinzioni incrollabili circa l’aspetto del mondo, e sono convinzioni che si autogenerano. Modifichiamo mentalmente ciò che vediamo per farlo combaciare con la nostra percezione inconscia di ciò che dovrebbe essere […] Ognuno vede quello che presume si possa vedere”.

Non vi rivelerò il benché minimo dettaglio sulla trama di questo libro, perché è una lettura che non può e non deve essere minimamente anticipata. Vi basti sapere che si costruisce su un lungo dialogo tra una psicologa e un paziente curioso, un ricercatore che ha trovato un modo per osservare da vicino, molto vicino, le persone, rimanendo tuttavia nascosto grazie all’applicazione delle sue conoscenze scientifiche che gli hanno permesso di inventare una tuta particolare che gli garantisce l’invisibilità.

“Ho imparato che le persone non considerano parte della propria vita il tempo che trascorrono da sole. Quello per loro è soltanto un tunnel di isolamento dal quale intendono uscire al più presto. […] Ho sempre avuto la convinzione di riuscire a raggiungere l’apice della vitalità solo nelle circostanze in cui mi trovavo da solo, perché erano gli unici momenti in cui potevo vivere davvero, senza pensare che le mie azioni sarebbero state scrutinate e interpretate. Quello che invece ho capito è che la gente ha bisogno di essere scrutinata e interpretata, così da convincersi che ciò che fa abbia importanza”.

Ho divorato questo libro, nonostante all’inizio abbia faticato per capirne la struttura. Perché a raccontare la storia è Vick, la psicologa, che si avvale delle trascrizioni delle sedute col suo paziente, di registrazioni e appunti sparsi. Ma una volta collocate le rotelle del mio cervello sui binari della scrittura di Klosterman, mi sono regalato uno straordinario viaggio psichedelico all’interno della mente di Y___, navigando in mezzo ad enigmi sociologici che ho trovato decisamente attuali, sintentizzabili in una domanda semplice: “Chi siamo veramente?”.

“L’uomo visibile” di Chuck Klosterman, edizioni Alter Ego. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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