La fabbrica della follia

“Meno dodici” di Pierdante Piccioni: recensione libro

“Non esistiamo da soli, l’ho imparato sulla mia pelle, da quando il destino mi ha cancellato un pezzo della memoria. Dodici anni spariti in un colpo. Ho imparato anche che non siamo una persona sola, che nessuno torna più quello di prima. Diventi un altro, il buco del passato fa di te una persona diversa: sei un altro per te stesso e non sai chi sei per chi ti conosce. Che sa di te cose che tu ora ignori”.

Meno dodici di Pierdante Piccioni

La vita di Pierdante Piccioni, Direttore del Pronto Soccorso dell’ospedale di Lodi, cofondatore di una prestigiosissima associazione internazionale e consulente del Ministero della Salute, subisce una battuta d’arresto il giorno in cui viene ricoverato all’ospedale di Pavia, dopo essere stato coinvolto in un incidente stradale.

Quando si risveglia dal coma, dopo circa sei ore, l’ultima cosa che ricorda è di aver accompagnato il figlio minore a scuola, con i pasticcini, per festeggiare il suo ottavo compleanno. I colleghi e gli amici che gli fanno visita gli sembrano diversi, ingrigiti ed estranei; i suoi deliziosi bambini non si sono ancora visti e la moglie Assunta è bellissima come sempre, ma sembra più vecchia e stanca. Possibile che sia stato in coma a lungo? No, perché gli hanno già confermato che è stato incosciente solo per alcune ore. La realtà è un’altra ed ha dell’incredibile: a causa di una lesione alla corteccia cerebrale, ha resettato dodici anni della sua vita, esattamente dal 25 ottobre 2001- giorno legato al suo ultimo ricordo – al 31 maggio 2013- giorno dell’incidente.

All’improvviso Pierdante si sente un estraneo, perché nei dodici anni di blackout tutto è cambiato ed in lui non è rimasta alcuna traccia: l’introduzione dell’euro, l’avvento degli smartphone, l’utilizzo dei social, gli anni della malattia della madre che l’hanno portata a spegnersi lentamente, la lotta della moglie contro un tumore, le innumerevoli recidive ed i suoi successi professionali. E, quel che è peggio, il dottore non riconosce più i figli, che ricorda come due simpatici bambini e ritrova ora come due maschi adulti ed a volte un po’ arroganti, con la barba, gli amici da frequentare, le uscite e gli esami universitari da affrontare.

Comincia per lui una nuova vita, estremamente difficile, tra delusioni, cadute e conferme; è la vita di un uomo che guarda la realtà che gli apparteneva con gli occhi di un estraneo e cerca, nonostante tutto, di riconquistare la propria identità ed il proprio vissuto, di ricucire le relazioni con i familiari e di riaffermare il proprio ruolo nonostante il tempo perduto, che non può in alcun modo avere indietro. Si tratta di una ricostruzione lenta ed estremamente difficile, in cui tanti sono i momenti di disperazione e solitudine.

Il dottor Piccioni, nel suo percorso di rinascita, spesso si blocca e si lascia andare allo sconforto, ma non smette mai di lottare per il suo obiettivo: far incontrare in qualche modo le sue due esistenze, che corrono parallele, riconquistare i suoi affetti e tornare ad esercitare la professione convinto che, forse, l’unico modo per rinascere sia dimenticare. Meno dodici edito da Mondadori, è un diario ricco di dolore e di verità, di fatica e di vita, di coraggio, speranza ed amore.

“Meno dodici”, edizioni MondadoriLa Fabbrica della follia

Giovanni Maria Scupola

Scrittore, blogger e nurse-reporter. Laurea in Infermieristica e Laurea Specialistica, Master in Management e Coordinamento. Vive a Lecce. Ama i libri ed i viaggi. Il suo motto è: “Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”.

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