La fabbrica della follia

“L’uomo del porto” di Cristina Cassar Scalia: recensione libro

Il vicequestore Vanina Guarrasi soffre d’incubi. Ogni notte rivive la morte di suo padre per mano mafiosa. Incubi che hanno preso il via quando qualcuno che agisce nell’ombra, le ha fatto trovare nella cucina di casa un proiettile uguale a quello utilizzato per uccidere il padre.

Un chiaro avvertimento che la porta a doversi confrontare con tutto quello da cui era fuggita in passato. Palermo, l’antimafia e Paolo. La distanza messa tra sé e il suo passato è improvvisamente annullata.  

Anche Paolo, spaventato dalla minaccia a Vanina, quantunque in attesa dell’esito del concorso per procuratore aggiunto a Catania, torna a essere presente nella sua vita. Vanina, messa sotto scorta, vive con evidente insofferenza la situazione.

Odia sentirsi indifesa ed impotente e non è per nulla convinta che dietro quel proiettile ci sia una seria minaccia. Quando un cadavere viene ritrovato nella grotta di un fiume sotterraneo usata come saletta da un noto pub, per Vanina, guardata a vista e costretta a restare al chiuso della questura o di casa sua, è davvero difficile condurre le indagini.

Specialmente per una come lei, abituata a essere libera e indipendente, a volte anche irrispettosa delle gerarchia e un poco testa calda. Per fare luce sull’omicidio di un rispettato professore di filosofia che viveva in una barca al porto, Vanina deve contare sulla propria squadra e sull’ indispensabile aiuto del vecchio commissario Patanè, ormai diventato un collaboratore a tutti gli effetti, con buona pace della gelosissima moglie.

Come sempre, quindi, una doppia trama che si intreccia: da un lato le indagini sull’omicidio di un uomo per bene impegnato anche nel sociale, dall’altro Vanina, con la sua storia, i suoi timori ed i suoi muri da abbattere.
In L’uomo del porto di Cristina Cassar Scalia (edito da Einaudi) emerge forte il valore dell’amicizia: abbiamo una squadra che è molto più di questo e che si stringe intorno a Vanina non solo per dovere, ma anche e soprattutto per vero affetto, così come il vecchio Patanè che ricopre anche il ruolo di confidente.

E poi c’è Bettina, l’anziana vicina che esprime il suo attaccamento sotto forma di manicaretti, perché l’amore passa anche attraverso il cibo.

Nondimeno, la minaccia incombente porta Vanina a riconsiderare e rivalutare gli affetti familiari, per troppo tempo ignorati e sottovalutati. Un cambio deciso e fondamentale nelle sicurezze, o insicurezze, della Guarrasi.
Altra aspetto fondamentale in una società civile, che Cristina Cassar Scalia sottolinea più volte, è l’importanza di testimoniare senza timore di ritorsioni o conseguenze, aggiungendo così sempre più crepe al muro di omertà ed indifferenza e piantando semi per un futuro migliore. 

Giunta al quarto capitolo della storia di Vanina, l’autrice sembra sempre più a suo agio in un meccanismo ormai perfettamente oliato. La scrittura sembra sempre più sciolta, agile e sicura tanto da permetterle di indugiare sempre più in frasi ed espressioni dialettali libera da paure di confronti con altri autori. 

“L’uomo del porto” di Cristina Cassar Scalia, edizioni EinaudiLa fabbrica della follia

Giovanni Maria Scupola

Scrittore, blogger e nurse-reporter. Laurea in Infermieristica e Laurea Specialistica, Master in Management e Coordinamento. Vive a Lecce. Ama i libri ed i viaggi. Il suo motto è: “Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”.

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