Fertilemente

“Sangue giusto” di Francesca Melandri: recensione libro

Alla fine del 1935 le italiane vennero chiamate ad un estremo sacrificio: donare alla Patria i loro ori, per finanziare la campagna in Abissinia. Un gesto che sembrava solo materiale, ma era in realtà l’ennesimo plagio delle menti, sublimazione del ruolo femminile di un regime totalmente maschio. LA PATRIA CHE E’ MADRE. Il cinegiornale Luce riprese la fila di donne che si sfilavano la fede nuziale dal dito per contribuire alla raccolta e scelse un piccolo paese in provincia di Avellino. Una di quelle donne che si vedono, coperte da scialli per combattere il freddo è mia nonna Francesca, incinta di mio padre.

Questa storia, che sempre si racconta in famiglia, l’ho ritrovata leggendo “Sangue giusto”, come ho trovato molto altro, la parte più segreta di una storia italiana che ha poco di glorioso e puzza di vergogna.

“Sangue giusto”

Francesca Melandri

Durante il periodo in cui Gheddafi sbarcava in visita a Roma, nel 2010, Ilaria scopre l’oscuro passato di suo padre, che scuote profondamente il suo personale sistema di valori. Il padre di Ilaria non era nuovo alle bugie, aveva mantenuto per anni una bigamia di fatto, con due mogli e quattro figli, il che non aveva impedito ad Ilaria di amarlo. Un padre narcisista che l’ha accompagnata ogni giorno a scuola da bambina, che la trattava, unica figlia femmina, come una principessa. Ritrovare però davanti alla sua porta un giovane africano che sostiene di essere suo nipote la trascina in un vortice inatteso.

Attilio, il padre, è ormai perso in un mondo dominato dalla demenza senile, per cui è impossibile per Ilaria ottenere da lui spiegazioni e risposte. È costretta così a frugare in una scatola di ricordi, ricostruendo un passato che in troppi oggi negano o nascondono, fatto di violenze, saccheggi, giustizia arbitraria, in nome di una scientifica superiorità di razza, dimostrata da pseudo antropologi e avallata da un popolo accecato dalla sete di conquista, ignaro di correre incontro alla rovina e alla disumanità.

Passato e presente si sovrappongono terribilmente, attraverso i racconti del “ragazzo” che ha rischiato vita e salute mentale cercando di raggiungere le coste italiane, stretto in un fiume di gente disperata e senza nulla da perdere, con un unico sogno: approdare in un mondo migliore, lavare in qualche modo il loro “sangue sbagliato”. Risvegliarsi da un incubo terribile che dura da decenni, da quando con la scusa di portare civiltà e decoro gli è stata tolta la dignità di esseri umani.

Immagina questo: stai facendo un sogno meraviglioso mentre sei appollaiato sui rami di un albero. Devi svegliarti ogni minuto, però. Perché non devi cadere e anche perché vuoi tenere vivo il tuo sogno. Questo vuol dire emigrare.

Ho pensato molte volte mentre leggevo questo libro al sentimento che avrei messo nella recensione. Dall’atmosfera alla “Pranzo di ferragosto”, leggera e estiva, delle prime pagine, Francesca Melandri mi ha gettato nella più cupa vergogna, mi ha costretta a pause ad occhi chiusi con la testa all’indietro, per benedire la fortuna di essere nata dalla parte giusta, io col sangue giusto, io fortunata.

Finalista al Premio Strega 2018, questo libro parla di noi. Anche se vorremmo a volte dimenticarlo.

“Una madre felice di non rivedere più il figlio rinuncia al futuro: sa che lui non la curerà quando sarà vecchia. Il figlio che la saluta rinuncia al passato: uscire è troppo duro e pericoloso per caricarsi anche sulle spalle il piombo della nostalgia.”.

Sangue giusto” di Francesca Melandri, edizioni Rizzoli. Fertilemente

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