“La ferita, la letizia” di Davide Rondoni: faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo

C’è un santo la cui figura mi affascina particolarmente ed è san Francesco, il poverello di Assisi, il poeta, il pazzo, il visionario. Anche se tutte/i, o quasi, conosciamo la sua storia, dal rifiuto delle ricchezze paterne all’amore per la natura e la totale devozione a Dio, sono certa che ci sorprenderà il ritratto inedito che ne fa Davide Rondoni nel suo libro “La ferita, la letizia”. Il poeta, con grande sensibilità e delicatezza, ci restituisce una figura diversa da quella a cui siamo abituate/i. Francesco non era solo il piccolino, il giullare, il santo, ma un uomo impetuoso e dolcissimo che possiamo trovare ancora tra noi se solo abbiamo la premura di guardare in ogni angolo del mondo in cui ci muoviamo.
Davide Rondoni parla liberamente con San Francesco, lo interroga, lo guarda negli occhi, lo scruta e lo ritrova accanto a sé, di fronte a sé. Affronta temi attuali e difficili, parla di amore e di possesso, di letizia e di povertà, dove la povertà è il saper amare senza bisogno di possedere. Perché nulla è mio. Il poeta ci presenta un uomo, oltre che un santo, con il suo carattere difficile, non proprio “una bella persona”, un estremo ma non un estremista. Un uomo che amava Dio cum tucte le creature e che non disprezzava le cose della vita. Insieme e non contro.
La figura del santo che ci presenta Davide Rondoni nel suo libro “La ferita, la letizia”, è quella di un uomo che ha deciso di abbandonare il mondano ma non il mondo, non ha mai voluto essere solo, non avrebbe potuto sentire l’immensità delle creature dell’universo senza Bernardo, Leone, Chiara e gli altri. L’amicizia è forse la vera norma per conoscere la vita. E ha abbandonato tutte le ricchezze terrene per abbracciare la povertà. Un concetto, quello della povertà, che il poeta tiene molto a esaminare e descrivere nel più corretto modo possibile.
L’esser povero non è contrario all’essere regale. La gentilezza del cuore è segno di vera regalità, e non è frutto della ricchezza. Quanti cuori miseri in uomini e donne ricchi e potenti. Quanta regalità in gente senza nemmeno il necessario.
E ancora, fissa l’attenzione su amore e possesso, grandi ambiguità del mondo moderno.
La gentilezza è la qualità del cuore che ama anche quel che non possiede. Sa distinguere tra amore e possesso, tra desiderio e pretesa, tra aspettativa e cupidigia. Il cuore gentile.
Quanta attualità in queste parole, e di quanto insegnamento di Francesco avrebbe bisogno il genere umano dei giorni nostri, epoca senza benedizione.
Davide Rondoni ci regala una figura inedita, la storia di un uomo vicino a noi. Il poeta parla liberamente all’uomo Francesco, senza pre-giudizi e senza voler impartire alcuna sciocca e banale lezione. Egli “entra” nella figura immensa del santo attraverso un contatto puro che non è analisi o studio ma solo amore e rispetto.
Non può, il poeta Rondoni, tralasciare il Francesco poeta di Dio e del mondo e quello che è il testo poetico più antico della letteratura italiana, il “Cantico delle creature“. Ne deriva un’analisi attenta e armoniosa di ogni verso, di ogni parola.
Il Sole, messor lo frate sole, ci dona la luce, ci illumina, è il fuoco della vita.
La notte, la sora luna e le stelle, sono il buio, l’opposto della luce. La luna non come quella diva cantata dai poeti ma semplice sorella, dalla presenza discreta e carezzevole.
E poi il vento e l’acqua e il fuoco e la sora nostra matre terra. Fino a giungere a quelli ke perdonano, gli uomini e le donne. Il perdono. Per Francesco il perdono era stato tutto, ci dice Rondoni. Tutta la tensione della vita. Essere perdonato, perdonare, invitare al perdono. Un gesto che non è “naturale” perché in natura il perdono non esiste, non può esistere in quanto mancano le condizioni basilari: la consapevolezza del bene e del male e la libertà. Solo l’essere umano libero perdona.
Infine la morte. San Francesco loda l’Altissimo anche per sora nostra morte corporale, da la quale nulla homo vivente pò scappare. Qui il poeta si lascia andare a un monologo per voce della morte la quale si meraviglia di essere chiamata sorella perché si sa, la morte fa paura, non abbiamo il coraggio di nominarla ma fa parte della vita anch’essa.
Una figura che affascina, quella di san Francesco. L’ho scritto all’inizio: è il mio santo preferito, sono una sua fan, come si direbbe oggi. Nella caotica e insignificante massa di “influencer”, Francesco farebbe la differenza e sarebbe un personaggio da milioni di follower.
Davide Rondoni ci fa un regalo prezioso con il suo libro. Un testo scorrevole, attualissimo, emozionante. Una poesia diversa, fatta di racconto e di riflessione, di luce e di bellezza, un mezzo potente per dialogare e (ri)scoprire un uomo, un santo, un poeta.
“La ferita, la letizia” di Davide Rondoni, Fazi Editore, Vivere leggendo



