Un libro tra le mani

“Denti da latte” di Lana Bastasic, recensione: Un libro tra le mani

“Denti da latte” di Lana Bastasic, (Nutrimenti editore / 125 pagine)

Parlare di un libro di racconti non è mai facile, perché racchiude molti microcosmi, ci fa guardare attraverso tante finestre, in ognuna delle quali troviamo voci diverse e diverse emozioni.
In questo caso le finestre sono 12 e le voci sono quelle di 12 bambini/adolescenti che si trovano a vivere e crescere in una società tutt’altro che facile, quella balcanica.

Piccole voci balcaniche…

Sono voci aspre, spesso impaurite, violente, incattivite dai pesanti fardelli che la vita ha posato sulle loro piccole spalle.
Storie raccontate con la purezza dei loro anni, ma in realtà atroci.

“Mi ci è voluto del tempo per strozzare papà. Eppure era un uomo magro, sempre malaticcio.”

Questo è l’incipit del primo racconto… e già ci fa capire in che tipo di sentieri ci stiamo inoltrando.

Ragazzini che cercano soluzioni, spesso estreme, per sopravvivere alle dicerie e alle maldicenze della gente, alla violenza fisica e psicologica di padri ottusi e di insegnanti tiranni e vessatori.
Bambini molestati da persone (di famiglia) al di sopra di ogni sospetto e bambini felici di far uscire Dio da sotto il loro letto, finalmente liberi dal suo sguardo.

Piccole vite incapaci di elaborare grandi dolori.

C’è la bambina terrorizzata dalla fatina dei denti, che non è una vera fatina (come quella di Pinocchio), perché ha le mani grandi, fredde e ruvide, e puzza di sigaretta… e cosa vorrà quando avrà finito i denti da latte? Forse i capelli? Le dita?
Ci sono adolescenti che fanno i conti con i loro corpi in trasformazione, fino a vergognarsene, fino a sentirsi in colpa per quei corpi guardati, derisi, afferrati, toccati.
Padri assenti e madri che non ce la fanno… e lasciano bambine ad affrontare da sole il primo saggio di musica o la prima mestruazione.

“Ma non importa, basta solo che torni. Ora arriva. Dovrebbe arrivare da un momento all’altro.”

E poi ci sono i papà che tornano dalla guerra, ma tornano solo i loro corpi, svuotati di ogni cosa, uomini smarriti con gli occhi spaventati rivolti altrove, incapaci di ricordare come era “prima“.

“I suoi piedi erano nell’aria. Pensai che anche i limoni dovevano pendere così nel giardino della signora Popovic, serenamente, come mio padre nella lavanderia.
C’era un’immobilità perfetta in quella stanza, col suono dell’urina che scivolava dall’alluce su una piccola pozza sonora sul parquet.”

Se mi è piaciuto? Moltissimo!
Ogni racconto come un dentino che cade, un po’ di dolore e un grande vuoto che aspetta paziente di essere colmato.

“Denti da latte” di Lana Bastasic, Nutrimenti editore . Un libro tra le mani.

 

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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