Sussurri tra le pagine

“L’ultimo ballo di Charlot” di Fabio Stassi: recensione libro

Sir Charles Spencer Chaplin crebbe tra indigenza, alcolismo, malnutrizione e teatri. Vestì i panni di Charlot, così come lo conosciamo, un po’ per caso: bombetta, baffetti, bastone da passeggio, pantaloni e scarpe sformati. Nacque così “il vagabondo”, il volto silenzioso delle ingiustizie nella società moderna. Una maschera che disse tanto senza mai proferir parola e che presto divenne l’emblema dell’alienazione umana. Con il suo sorriso beffardo che nascondeva tutte le lacrime del mondo, un rimprovero all’umanità, ma anche tanta speranza, fece ridere il mondo intero, mentre diveniva testimone di iniquità e dignità umane calpestate. Umorismo e pietà nascosti dietro la stessa muta creatura, capace di mescolare la tragedia alla comicità, e fu, probabilmente, proprio questa, la sua più grande prova di ironia. “Accade davanti agli occhi stupefatti di una troupe impegnata in un film: un paio di baffetti, una camminata obliqua e incerta, un bastone e una bombetta polverosa, i modi di un Lord nei vestiti di un pezzente. Charlie Chaplin, venticinque anni e l’esperienza di un vecchio marinaio, ha smesso di esistere. È nato Charlot, il Vagabondo, e il mondo non sarà più lo stesso.”

L'ultimo ballo di Charlot di Fabio Stassi
Fabio Stassi (2007, Tomia~itwiki, GNU Free Documentation License, Wikimedia Commons)

Dalla penna di Fabio Stassi sgorga una prosa asciutta, sobria e pragmatica, utile a dar voce ad un anziano piegato ormai dagli anni, un pezzo di storia che ballerà, danzerà e improvviserà di fronte alla Morte per ingannarla ancora una volta. Chaplin nei panni di Charlot, si esibirà nel suo ultimo ballo, ma non prima di aver scritto al proprio figlio ogni cosa, non prima di avergli raccontato una vita intera. Ed è attraverso questa narrazione, che si colloca tra il passato di Chaplin, la maschera di Charlot e la penna di Stassi, che nasce “l’ultimo ballo di Charlot”. Un lungo addio dettato dal cuore di un padre a quello di un figlio, per lenire l’assenza. “Io sono lì, Christopher, e se ti verrà nostalgia della mia voce cercala in quegli accordi sentimentali, non me ne vergogno. Li c’è tutto quello che avrei voluto dire della vita quando le parole non bastavano.”

Un racconto che si dipana tra personaggi bizzarri, animali da circo, implacabili fantasie e spaventose realtà. Viaggi in un treno che diventa culla dell’immaginazione, vagoni in cui è possibile inventare un’esistenza migliore, un’illusione destinata a morire non appena raggiunta la destinazione. Mani che scavano nel letame e cuori che tengono stretti grandi amori, volti che sostituiscono le parole, vite tragicamente appassite, immigrati destinati al ghetto e tante tante risate a coprire il suono delle identità infrante o l’assordante silenzio che un vecchio ricordo trascina con sé. “Volevo ricordarmi pure dei suoi occhi spauriti durante la malattia e del giorno che vinse tutte le paure accennando i passi di un valzer al centro della nostra casa prima di mettersi definitivamente a letto. No, deve esserci un altro modo per impagliare i nostri ricordi, per vederli continuare a muovere.”

L'ultimo ballo di Charlot di Fabio Stassi
Dal film “Il monello” del 1921 (1921, First National Pictures , CC0 Public Domain, Wikimedia Commons)

Chaplin incontrerà lungo il proprio cammino, un variopinto ventaglio di personaggi: dalle personalità più eccentriche a quelle più comuni, ed ognuna di esse lascerà un piccolo pezzo nell’uomo perché da esso nasca l’artista. E poco importa che si tratti della malinconia di un vedovo inquieto, di un rigattiere poeta, delle profezie di una chiaroveggente poco credibile o dello sguardo glaciale di un pugile troppo gracile per essere tale, ogni parola, ogni sensazione, ogni sguardo al passato ed ogni speranza per il futuro, diventerà l’incastro perfetto per un puzzle più grande. Un mosaico che porterà alla luce una sagoma esile, maldestra, buffa, a tratti grottesca ed incredibilmente potente, figlia di niente più che dell’umana ed imprevedibile follia. “… per pochi minuti si trasformò in un pesce che guizzava sulla superficie delle cose, un essere senza peso che danzava sulla luce e attraverso le ombre, era tutto quello che non ti aspettavi di vedere, un’anomalia, una disubbidienza, la nota più alta di un violino, l’orgoglio di chi torna a essere sé stesso da un’altra parte del mondo.”

Ho trovato questo libro godibile e scorrevole, ma non indimenticabile. Interessante, piacevole, ma non uno di quei libri che restano nel cuore. A metà tra un romanzo di formazione e la biografia romanzata di un uomo-eroe in grado di riuscire abilmente in tutto ciò che la vita gli pone davanti, quasi fiabesco, a tratti monotono. Un incastro di mille storielle, ognuna con la propria morale e la propria introvabile verità, alcune più accattivanti di altre, ma tutte, dalla prima all’ultima, doneranno parte di sé al “vagabondo” finché l’uomo e la maschera, diverranno tutt’uno sotto le luci di scena del teatro più grande del mondo. “Mi guardai allo specchio. Non mi ero mai sentito così a mio agio. Il mio vestito era una disubbidienza. Ci aggiunsi una bombetta, un bastone, una cravatta a farfalla. Mancava solo un ultimo dettaglio: mi agitai i capelli e mi incollai sotto al naso un paio di baffetti neri e per la prima volta seppi qual era la mia faccia.”

Dicono che l’universo sia nato da una grande e incomprensibile esplosione. Secondo me, deve essere successo sulla pista di un circo. Una donna volteggiava in aria e un uomo ne catturò il movimento in una scatola magica, e lo riprodusse all’infinito, fino a popolare di ombre la terra, e a riempirla di segatura, di risate, di lacrime. Non può che essere andata così, Christopher, perché solo nel disordine dell’amore ogni acrobazia è possibile.

“L’ultimo ballo di Charlot” di Fabio Stassi, edizione Sellerio.

Sussurri tra le pagine per The BookAvisor.

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Angela Finelli

Classe 1987. Nata a Napoli, tra i vicoli e l'odore del ragù lasciato a "pappuliare" a fuoco lento già dall'alba. Amante dei libri da sempre, della buona cucina e delle mete insolite. Dipendente dal caffè, dalle risate spontanee e da quella punta di follia che rende la vita imprevedibile. Fiera sostenitrice del potere delle parole e dei sussurri nascosti tra le righe, quelli che lasciano un'impronta nella memoria e i brividi sulla pelle.

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