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“Un marito” di Michele Vaccari: recensione libro

Parecchi anni fa nelle case italiane c’era un libro di cucina dal titolo evocativo: il talismano della felicità.
Molte ricette, nessuna fotografia a suscitare ansia da prestazione, nessun trucco dietetico, quantità per sfamare reggimenti. Pagine di ricette che rendevano omaggio a una cultura gastronomica antica, traboccante di sapori e profumi. Su questo libro ho letto per la prima volta nomi di ingredienti per me misteriosi come la scorzonera, oppure ricette regionali come la Panissa alla genovese o il cappon magro.
Bene, ma che c’entra questo col romanzo di Michele Vaccari?
C’entra, fidatevi.

La forma e la sostanza

Ferdinando e Patrizia sono titolari di una rosticceria a Genova.
Anzi, una rosticceria a Marassi il che, come si scopre, è cosa differente.

Vaccari“La mancanza di bellezza, Ferdinando lo sa, coincide spesso con la mancanza di morale. Marassi è una culla perfetta per i bulli. Il senso di rivalsa verso il prossimo è il minimo che ti cresce dentro, specie quando cresci e ti rendi conto di cosa fatto della tua vita lo Stato: un gioco di società con cinquantamila pedine da muovere dentro orrori di Malta bastarda, vetro e balconi con vista sulla devastazione ambientale”.

Il quartiere di Marassi è uno dei protagonisti di questo libro. Se la rosticceria di Ferdinando e Patrizia fosse stata altrove, questa storia sarebbe stata diversa.
Forse non sarebbe nemmeno esistita, sicuramente la storia non sarebbe stata dominata da tre parole che, a fine lettura, ho distillato: immobilità, paura, tempo.

Vedere a occhi chiusi

Se leggerete Un marito di Michele Vaccari cercate di chiudere gli occhi, ogni tanto.
Se usate un e-reader non fatevi ingannare dal tempo di lettura stimato: ci impiegherete di più.
Vaccari disegna, fotografa, cucina e osserva.
Registra sfumature, anche. Che dirlo non è come farlo, ma lui ci riesce bene.
 
… verso le otto, le nove, in quel frangente in cui Luce starà già dando tutto di sé, sacrificando a Marassi gran parte del proprio corpo di fotoni, Sole finalmente ritornerà spuntando per qualche ora tra i palazzi, come un anziano eroe, una specie di cammeo, per poi darsi alla scomparsa, come a rispettare le leggi del classismo luminoso che da sempre governa la città.

Marassi è davvero solo un luogo, dunque, o diventa un marchio da portarsi dietro a vita? Così appare, almeno per questa coppia che sembra essere sotto incantesimo. Ogni loro gesto quotidiano è rodato da anni di sacrifici, ritmi e rituali. Tutto ciò che fanno, si dicono, pensano, è “da sempre” e soprattutto “per sempre”.
Due attori consumati che interpretano ogni giorno la replica dello stesso spettacolo, la rosticceria è il loro teatro, le prelibatezze cucinate la loro scenografia, il gioco delle parti con Patrizia in cucina e Ferdinando al bancone la loro sceneggiatura.

Spettatori di noi stessi

Quante repliche si possono sostenere in una vita?
Tantissime, soprattutto quando la paura di variare anche solo una battuta al copione ti paralizza. E se poi non dovesse funzionare? E se poi fallissimo? E se poi cambiassimo e non fossimo più capaci di tornare quelli di prima?

Un marito è romanzo sulla paura più profonda.
Succedono delle cose nel romanzo. Cose sorprendenti, svolte che obbligano il lettore a firmare per almeno due volte un nuovo patto di fiducia con l’autore.
L’ho fatto. Sono salita sulle montagne russe che Vaccari ha preparato con impalcature di parole. Mi si è stretto lo stomaco, ho visto Genova senza esserci mai stata.
Ho assaggiato un pezzo di inferno, gli occhi si sono riempiti di vuoto, e poi di luce.


“Un marito” di Michele Vaccari.
Rizzoli, 2018. Spaziomentale per TheBookadvisor.

Roberta Frugoni

Copywriter per lavoro e passione. Amante dell'arsenico e vecchi merletti, mangio la pasta solo se è al dente e mi lascio conquistare dalle letture che prendono a schiaffoni. Nel tempo libero fotografo e collaudo amache.
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