Libri in pillole

“Non buttiamoci giù” di Nick Hornby: recensione libro

Chi soffre di vertigini dovrà dare prova di grande resistenza leggendo le prime pagine di Non buttiamoci giù di Nick Hornby, romanzo le cui vicende hanno inizio sul tetto di un palazzo londinese dove si incontrano casualmente quattro personaggi che hanno deciso che la notte di San Silvestro sarà la loro ultima notte nel mondo dei vivi.

Non buttiamoci giù

E si rimane lì, seduti sull’orlo del precipizio, con i piedi che ciondolano, a rimuginare su tutto ciò che non ha funzionato nella vita. Perché il suicidio è un atto estremo, il gesto della disperazione, ritenuto però l’unico modo per risolvere definitivamente i problemi. Da Martin, padre, marito e presentatore tv fallito dopo essere rimasto invischiato in una storia di sesso con un’adolescente; da Maureen, donna senza nessuno, alle prese con un figlio la cui disabilità è un fardello troppo pesante da sostenere; da Jess, ragazzina esuberante messa improvvisamente ko da una storia d’amore finita male; da JJ, aspirante musicista statunitense che in un colpo solo ha perso donna e band.

“La vita che vivevo non mi permetteva di essere… non lo so, di essere quello che pensavo di essere. Non mi permetteva neanche di reggermi dritto come si deve. Mi sembrava di camminare in una galleria sempre più stretta e buia, e che aveva iniziato a riempirsi d’acqua, e io dovevo stare tutto gobbo, e davanti a me c’era un muro di roccia e gli unici attrezzi che avevo erano le unghie. Forse tutti si sentono così, ma non c’è una ragione per restarle attaccati. Comunque quella notte dell’Ultimo alla fine mi ero rotto. Avevo tutte le unghie consumate e la punta delle dita sbucciate. Non ce la facevo più a scavare”.

Quattro personaggi che, seppur diversi l’uno dall’altro, finiscono per somigliarsi, legati da quel senso di fallimento che fa calare il sipario davanti ai loro occhi, che rende tutto oscuro, nero, e crea disordine mista ad afflizione. Ma in gruppo, sebbene al buio, ci si muove meglio, perché, si sa, l’unione fa la forza.

“Quando sei infelice, secondo me, tutto nel mondo – leggere, mangiare, dormire – ha chiuso dentro qualcosa, da qualche parte, che serve a renderti ancora più infelice”.

Parlare di suicidio non è un compito semplice. E lo è ancora di meno quando l’obiettivo è trattare un argomento così delicato utilizzando un sapiente umorismo, che da una parte strappa sorrisi per la tragicommedia in atto, ma dall’altra fa riflettere sulle conseguenze dell’assenza di appigli fondamentali quali l’amicizia, il dialogo, la condivisione. Mancanze che portano l’uomo a chiudersi in se stesso, impedendogli una visione alternativa dei problemi, precludendogli, dunque, quella possibilità di intravedere una luce in fondo al tunnel. Ed è un malessere trasversale quello raccontato da Nick Hornby, che non fa distinzioni tra giovani e vecchi, tra proletari e borghesi, tra realisti e sognatori, ma che si può curare ripristinando quei rapporti sociali che spesso vengono probabilmente sottovalutati, ma che hanno un’importanza decisiva. Perché tutti, in determinati momenti della nostra esistenza, abbiamo bisogno di qualcuno che possa aiutarci a non buttarci giù.

“Non buttiamoci giù” di Nick Hornby, edizioni Guanda. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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