“La romana” di Alberto Moravia: perché è impossibile non innamorarsi di Adriana

Ci sono alcuni personaggi dei libri che rimangono impressi nella memoria, a cui ci si affeziona: malgrado la consapevolezza che siano solamente frutto della finzione hanno esattamente il potere di ammaliarti, conquistarti, rapirti. Non esistono davvero, ma sembrano tremendamente reali, vividi, sembrano strizzarti l’occhio e dirti “eccomi qui, guardami, ammirami, seguimi”. Devo ammettere che non mi accade spesso, ma quando succede ho come la sensazione di sviluppare un inspiegabile affetto per questi personaggi e di poterli catalogare tra le persone che conosco in carne ed ossa: mi è successo con Brett, una delle protagoniste di Fiesta di Hemingway, e con Tom Joad, protagonista di Furore di Steinbeck. E, naturalmente, non poteva non accadere con Adriana, la protagonista di questo splendido romanzo di Alberto Moravia.
Adriana è una ragazza del popolo, che vive nella Roma degli anni ’30, in un contesto arido umanamente, culturalmente e politicamente. È una giovane semplice e genuina, malgrado si ritrovi circondata da persone ruvide, grette, indurite dalle difficoltà e dai disagi di una vita economicamente limitata, in cui l’unico obiettivo è quello di sopravvivere alla giornata. Esistenze sbiadite, fatte di stenti e stratagemmi necessari per tentare di non sprofondare nella miseria: un popolo, insomma, abbandonato a naufragare nell’ignoranza e nelle poche risorse che si ritrova a disposizione.
Tuttavia, nonostante l’oscurità che la avvolge, Adriana riesce a mantenere costantemente accesa la sua seppur flebile fiammella della speranza, che la aiuta a coltivare le sue ambizioni piccolo borghesi: avere una casa tutta per sé, una marito tutto per sé, una famiglia tutta per sé. Sogni che si scontrano in modo violento con la realtà che le sbattono davanti, impietosamente, le persone che incontra sul suo cammino, che la deludono, la feriscono, la umiliano, ma non riescono mai ad azzerare del tutto la sua bontà, che sembra invece autorigenerarsi anche nei momenti più bui, quando Adriana dovrebbe crollare e invece si ferma solo per respirare, ricalibrare la sua vita e ricominciare il proprio cammino.
Il modo in cui Alberto Moravia tratteggia a livello psicologico la protagonista de La romana è assolutamente straordinario: si percepisce, pagina dopo pagina, la innocente e allo stesso tempo provocante sensualità di una ragazza che si muove leggiadra su un terreno fatto di macerie, la sua instabile serenità che si offusca quando è costretta ad attraversare le burrasche, ma che poi ritrova il suo equilibrio grazie alla sua abilità nell’evitare di lasciarsi sporcare l’animo da chi le è accanto, malgrado alcune volte debba inevitabilmente cedere a sudici compromessi.
Adriana è una ragazza inizialmente ingenua, ma che poi scopre progressivamente il proprio temperamento, la propria indole, e in questo percorso di crescita la si vede impegnata in una sorta di negoziazione continua tra la sua visione del mondo e quella di un popolo che appare privo di ogni morale, tra la sua fiducia nel genere umano e la disillusione di una realtà che, invece, appare profondamente pervasa dall’incapacità di amare, di diffondere bellezza e ottimismo, troppo presa da un materialismo istintivo e brutale.
Credo sia impossibile non rimanere incantanti da questo meraviglioso personaggio di Alberto Moravia: perché Adriana è il simbolo di una fragilità resistente, che da un lato si sgretola sotto i colpi delle asperità di una vita che non le risparmia alcun tipo di cattiverie, e dall’altro, però, si ricostruisce grazie alla sua tenacia e lucidità, che le permettono di essere al tempo stesso vulnerabile e solida, ed è forse questa continua tensione che la rende una delle figure femminili più affascinanti della letteratura moderna.




