Libri in pillole

“Fiesta” di Ernest Hemingway: recensione libro

Partiamo subito dalle cose essenziali: Fiesta di Ernest Hemingway è un libro potente. Un romanzo che, attraverso la semplicità della narrazione e del linguaggio, riesce a sgretolare delicatamente la realtà intorno a te per materializzare un nuovo scenario, facendoti ritrovare nel periodo a cavallo tra le due Guerre a passeggiare lungo le strade di Parigi, a bere nei caffè più chic di Montparnasse, ad assistere all’Encierro di Pamplona. Un salto spaziale e temporale che si produce senza subire strappi, senza movimenti bruschi, ma accompagnati dalla naturalezza di una letteratura semplice ma al contempo efficace, reale, quotidiana.

Fiesta, un salto nel tempo e nello spazio

fiesta ernest hemingwayDunque leggere Fiesta significa diventare amico di Jake, il protagonista, espatriato statunitense che trascorre il tempo bevendo vino e chiacchierando con i suoi amici nei bar di Parigi. Che sono Robert, Frances, Bill, Mike e soprattutto Brett Ashley, la donna dal fascino irresistibile. È lei che domina la scena col suo entrare e il suo uscire, è lei che domina l’equilibrio (precario) che regna tra il gruppo di amici. Perché la sua bellezza si annoda come una rampicante sugli uomini che le sono accanto, stritolandoli, lasciandoli senza respiro. Il suo è un fascino che logora, è quello tipico delle donne che non si possono raggiungere, la cui assenza sa trasformarsi dolorosamente in una presenza sì, ma di vuoto.

Ed è sempre Brett l’ago della bilancia nel viaggio che gli amici decidono di organizzare per visitare Pamplona. Una gita fuori porta al fianco di questo gruppo sgangherato che partecipa alla Fiesta di San Fermín, attirati dai tori, dal folklore locale, dalle bottiglie di vino. Ma, nonostante stiano partecipando a una Fiesta, è sempre la disillusione di fondo a essere protagonista, impersonificata da Jake, amante che vuole amare ma che non può amare.

Spensi la luce e cercai di dormire. Non era più necessario leggere. Potevi chiudere gli occhi senza avere la sensazione di ruotare. Ma non potevo dormire. Non ha senso che per il solo fatto che faccia buio si debbano vedere le cose in maniera diversa da quando c’è luce. No, accidenti, non ha senso!
Avevo già pensato una volta tutto questo è per sei mesi non avevo mai dormito con la luce spenta. Un’altra idea luminosa. Al diavolo le donne, comunque. E al diavolo soprattutto tu, Brett Ashley“.

Perché al centro dell’attenzione di Hemingway c’è sempre l’individuo, i suoi disagi, le sue inquietudini, l’appannamento mentale provocato dalle crisi esistenziali e sentimentali che provano ad essere arginate a colpi di bicchieri di vino.

Non mi importava cosa fosse il mondo. Volevo soltanto sapere come viverci. Forse, se scoprivi come viverci, imparavi anche cos’era“.

Così prova a fare Jake, che opta per uno stile di vita dissoluto per tamponare le delusioni, perché quella quiete, quella felicità tanto desiderata in realtà appare camminare sempre due passi davanti a lui.

“Fiesta” di Ernest Hemingway, edizioni Mondadori. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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