M è una bambina di soli sette anni che preferisce sacrificare la scuola pur di accompagnare D, il padre, nel suo lavoro di commesso viaggiatore di articoli di ferramenta della marca Kramp.

In un qualche teatro di un’altra vita avevo imparato diversi tipi di sguardo: lo sguardo indifferente, lo sguardo dolce con una punta malinconica, lo sguardo annoiato e quello di disperazione. L’ultima spiaggia ero lo sguardo sull’orlo delle lacrime. E quello era il più intenso di tutti. Se il negoziante si soffermava sulle mie pupille, invece di trovare me, trovava tutte le possibili manifestazioni della fragilità: la fame nel mondo; le sculture di ghiaccio che, dopo tanta fatica, finiscono col diventare acqua; la cagnolina Laika che gira, rigira e gira ancora, in una notte infinita. Erano andate tutte ad abitare dentro quei cerchietti cupi e minuscoli. Perché era quella la natura della vita: essere cupa e minuscola.
Un romanzo breve ma intenso, sull’infanzia interrotta dalla necessità di avanzare per imparare, sulla crescita che porta con sé consapevolezza ma anche punti interrogativi e dispiaceri.
Una sorta di cortometraggio narrativo, piacevolissimo da seguire.
“Kramp” di María José Ferrada, Edicola Ediciones. Libri in Pillole.




