“La sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj: tra i volti del matrimonio e dell’esasperazione

“La sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj è un libro annoverato tra i romanzi brevi dell’autore, che egli portò a termine in un momento estremamente delicato della sua storia coniugale, un momento che lo spinse verso toni infinitamente umani e spesso provocatori. Con l’obiettivo primo di aspra critica sociale, infatti, questo romanzo è volutamente contraddittorio e brutale: una denuncia verso l’ipocrisia, la strumentalizzazione del matrimonio e dell’amore, concetti sviscerati e decostruiti pagina dopo pagina, per arrivare a spogliarli completamente della loro pretesa romantica e vagamente fiabesca.
L’intera narrazione è ad opera di un personaggio che rimarrà anonimo fino al termine dell’opera, con un esplicito invito, da parte di Tolstoj, ad immedesimarvisi completamente. Un’altra delle scelte che rendono questo libro il manifesto dell’universalità della sua fredda analisi è l’ambientazione: la storia si articola quasi interamente nel vagone di un treno, in un luogo che non fa distinzione sociale. I personaggi stessi, che andando avanti vengono eclissati per lasciare spazio al solo protagonista, sono di diverso rango, con fini e professioni differenti. Tolstoj vuole così mettere in chiaro, sin dall’inizio, che la sua critica riguarda chiunque indiscriminatamente.
La scintilla che accende le personalità del racconto è una discussione, all’inizio dell’opera, sul valore del matrimonio. Qui, l’autore, attraverso i suoi personaggi, dà voce a tutte le più comuni opinioni sul matrimonio, dalle più conservatrici alle più progressiste, lasciando la sua per ultima. La affida al protagonista, un russo aristocratico che, toccato personalmente dall’argomento della disquisizione, decide di confessare al narratore, nella riservatezza della loro intesa, la propria esperienza coniugale, che ha un epilogo significativamente drammatico. Il narratore ascolta quel che sembra a tratti un lungo monologo senza alcun giudizio, pur consapevole che l’uomo che si trova davanti nel vagone di quel treno, è un uxoricida. La vita del protagonista, raccontata sin dalla prima giovinezza, analizza con cinismo e meccanicità l’evolversi della sensualità nell’uomo, del suo disperato tentativo di sottrarvisi, del suo rapporto con la donna, attraverso un dettagliato processo di introspezione e psicanalisi. Al termine dell’opera il narratore, giunto a destinazione, saluta il protagonista prima di scendere dal treno senza, di nuovo, commentare o pensare nulla: Tolstoj concede al lettore libera interpretazione della confessione appena conclusa e del suo contenuto polemico, senza lasciare intervenire il filtro degli occhi del narratore.
Con questa lettura agevole e pregna di emozioni, si viene trascinati in una dimensione, quella del protagonista, di continui tormenti, tregue e inquietudini descritti con un’accuratezza e una concretezza quasi virtuosistiche.
“È stupefacente come sia piena l’illusione che la bellezza sia virtù”.
“La sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj, edizione Einaudi Tascabili. Inchiostro e Opinioni.
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