Inchiostro e Opinioni

”Il fondamentalista riluttante” di Mohsin Hamid: una metamorfosi del sogno americano

Gli attentati dell’11 settembre 2001, avvenuti più di un ventennio fa, hanno avuto ripercussioni e conseguenze non solo sul piano economico e politico e nell’area circoscritta degli States. Sono stati, invero, nella loro complessità, un fenomeno sociale e culturale che ha interessato gran parte della popolazione mondiale. Un evento a cui chiunque sia stato testimone, più o meno direttamente, ha dato un’interpretazione, accompagnando tale lettura a un senso di inquietudine che, forse, ancora oggi alimenta pregiudizi e tendenze discriminatorie. Un epilogo, dunque, sintomo e prognosi di problematiche molto più profonde.

Ne “il fondamentalista riluttante” di Mohsin Hamid, gli eventi dell’11 settembre sono filtrati attraverso gli occhi di Changez, un uomo pakistano che, al momento del crollo delle torri gemelle, si trova negli Stati Uniti. Qui ha appena trovato, ancora giovane, un impiego a New York stabile e redditizio, foriero di una carriera brillante e di un’esistenza tranquilla, a cui ambisce come obiettivo primo da raggiungere. 

 Changez narra a posteriori la propria esperienza newyorkese, durata pochi anni, attraverso un lungo monologo rivolto a un turista americano in viaggio a Lahore – una città sfondo e protagonista del racconto. Un’esperienza da cui eredita l’appellativo, nel quale finisce per identificarsi, di un “gianizzero” moderno, un uomo, cioè, che, arrivato in America euforico e speranzoso, si trova ad essere sempre più spaesato, sempre più fuori contesto: l’attacco alle torri gemelle lo porta ad accentuare irreversibilmente queste sensazioni, oltre che a condurlo verso un percorso (culturale e fisico) di ricongiungimento con le sue radici, col suo paese, complice un contesto che lo vede con occhi sempre più sospettosi, nonché una situazione, quella della sua terra natia, sempre più critica.

La narrazione passa attraverso una molteplicità di figure simboliche: la lunga barba del narratore, segno distintivo della sua origine, che si fa crescere dopo gli attentati, la relazione travagliata con Erica, il suo grande amore, che si rivela morbosa, a tratti patologica e cieca e che, come l’esperienza americana del protagonista, si conclude bruscamente. Changez, che articola la sua storia in un contesto diametralmente differente, è dunque un uomo consapevole e appagato, che riesce con tranquillità a riassumere un’esperienza, la sua, involutiva, a tratti drammatica, con la lucidità di chi ha maturato una propria coscienza. La prosa che accompagna le parole del protagonista è molto lineare, prevalentemente paratattica, con l’intento primo di ricreare un racconto, quasi ininterrotto, più coinvolgente e umano possibile che, senza lasciarne indovinare il sorprendente finale, colga le inquietudini, i dubbi, i radicali mutamenti a cui è sottoposto l’uomo moderno.

“Sì, noi abbiamo una certa familiarità con la storia recente del circondario, cosa che, nella mia umile opinione, ci permette di porre il presente in una prospettiva di gran lunga più accurata”.

”Il fondamentalista riluttante” di Mohsin Hamid, edizioni einaudi-tascabili. inchiostro-e-opinioni.

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