“Popoff” di Graziano Gala: Da leggere a voce alta e cuore aperto

POPOFF (Graziano Gala)
(Minimum Fax edizioni)
Mi capita raramente di leggere un libro ad alta voce, invece con quelli di Graziano Gala (tutti e tre) diventa proprio una necessità, oltre che un piacere immenso, lasciarsi cullare dalla musicalità della sua lingua semi-inventata, dalla rotondità e dal ritmo delle sue rime e simmetrie interne, dalla tenerezza delle sue parole “anaffabete“, dall’innocenza della sua voce infantile impastata con il dialetto.

Una lingua che un po’ diverte e commuove tanto.
Perché è la voce degli ultimi, dei disgraziati con il vento nella testa, di quelli che a furia di rimanere indietro, là dietro hanno fatto casa.
Perché è una lingua che ti permette di dire tutto, anche l’indicibile, senza ucciderti.
Ho avuto il piacere di ascoltare Graziano Gala dal vivo, in un bellissimo “passo a due letterario” con Cristò Chiapparino e in quell’occasione sulla mia copia di “Popoff” mi ha scritto:
“Ecco il bimbo mio.
Mi ha salvato la vita.
Te lo affido 💜“
Caro Graziano,
Popoff è anche un po’ il bimbo mio, proprio come lo è stato Mino (Maffei) e da loro, e insieme a loro, ho imparato a salvarmi con l’immaginazione, a camminare nel buio cercando la “liu-cce“, a non smettere mai di sperare nonostante ogni passo possa essere un piccolo naufragio, ad avere paura delle mani di spago disumane e violente e degli Occhipesce con la “ciroppa” per la tosse, ho pianto insieme a loro per tutto il male subìto, per tutti i Cagnulini portati via da una carriola e per i Cagnolillo messi in lavatrice.

“Mi scu-ci, ci-niò-re, à visto pe-ccaso mio pa-ttre?”
La sua voce mi risuona nella testa, con le sue mani bambine che bussano alle porte per cercare un papà che non ha mai conosciuto, mentre degli altoparlanti diffondono una ninna nanna cantata dalla sua mamma nascosta chissà dove…
Non aveva neanche un nome all’inizio, solo voce e tanti giubbotti.
Eppure, in qualche modo, diventerà un “paese” intero.
“C’è un momento nella storia che non puoi tornare indietro, che le cose vanno sole e puoi guardarle solo andare.
Quel momento qui è arrivato ed è molta la paura: se ora fossimo vicini – io che scrivo tu che leggi – proporrei il fermarci un poco, giusto il tempo di un abbraccio.”
Ed io ho abbracciato te, Popoff, Mino e Giudariello… che poi sono tutte proiezioni della stessa storia, una storia di armadi da cui far uscire i mostri.
Caro Graziano, tu me lo hai affidato, questo bambino di 8 anni che ti ha salvato… ed io l’ho amato proprio tanto, a perdicuore.
“Ognuno come può, ciascuno come riesce. Avanziamo.”

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“Popoff” di Graziano Gala, Minimum Fax edizioni. Un libro tra le mani.



