Fertilemente

“Almarina” di Valeria Parrella: recensione libro

Nel 1985 Edoardo Bennato scrisse una canzone dedicata ad un’isola bella e sconosciuta ai vacanzieri, guardata a vista dallo stabilimento dell’Italsider di Bagnoli. “Nisida è un’isola…e nessuno lo sa” diceva. Nisida è popolata tutto l’anno, dai giovani reclusi del carcere minorile. In mezzo al mare, giovani vite scontano pene per il tempo che gli manca alla maggiore età. Poi qualcuno semplicemente cambia carcere, altri forse si salvano. Tutti vanno a scuola.

Almarina di Valeria Parrella

Ogni giorno il corpo docente arriva sull’isola, viene sottoposto agli stessi controlli, lascia borse negli armadietti e cerca di dare a questi ragazzi una possibilità di riscatto. Elisabetta, vedova senza figli che non sono arrivati, insegna matematica ai detenuti, vite che hanno preso bivi sbagliati, che hanno compiuto reati che non vengono mai pronunciati, “racconti sussurrati in sala professori mentre si scalda il caffè sul fornellino elettrico“.

Valeria Parrella

In questi giorni tutti uguali di lezioni tutte uguali arriva una luce inattesa, che risponde al nome di Almarina, scappata dalla Romania per portare in salvo un fratellino dalle violenze familiari, nascosti in un camion di cui ha pagato il passaggio col suo corpo. In una serie di lezioni senza un reale programma, in un posto in cui un giudice può decidere della vita di un ragazzo che il giorno prima aveva fatto un compito in classe senza un errore, la presenza di Almarina scombina la routine, cambia le cose, fa venire voglia ad Elisabetta di fare la differenza. Dare a questa ragazza una casa, una nuova vita, una chance.

“Chiunque varchi la porta di un carcere lo sa […] che sta passando da un’altra parte inconciliabile con la promessa che ci fecero da bambini: che la vita non avrebbe fatto paura, e non saremmo mai rimasti soli. Il carcere invece è paura e solitudine”.

Introspettivo e intenso, tutto descritto dall’azzurro mare della copertina, dai cerchi concentrici che da noi arrivano a toccare gli altri. Quelli per i quali mantenere una promessa fatta da bambini. Quelli per i quali essere importante, essere un pensiero, essere famiglia. Essere affetto. Calore umano.

“Col motorino dove si può arrivare? Il pomeriggio al bosco, la sera al mare. E io non voglio andare oltre: io voglio restare e aspettare. Voglio essere quella che si chiama dagli aeroporti quando si mette il primo piede a terra, quella che si chiama all’uscita dall’autostrada. Quella che solleva il ricevitore e si sente dire: tra quindici minuti siamo là. Quindici minuti. Allora si tratta di riaccendere sotto la pentola, menare la pasta, cacciare l’acqua dal frigo. Preparare camici freschi per chi arriva accaldato”.

Almarina” di Valeria Parrella, Einaudi. Fertilemente

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