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“Il giovane Törless” di Robert Musil: recensione libro

La lettura de “Il giovane Törless” – che fu ristampato poi, nelle edizioni successive, col titolo “I turbamenti del giovane Törless” – di Robert Musil è stata caratterizzata da una curiosa oscillazione: quella tra la fluidezza e l’indugio. Con una certa frequenza, infatti, le righe del romanzo che mi trovavo a leggere, sebbene fossero espresse in modo chiaro e comprensibile, mi costringevano a indugiare su esse poiché suscitavano in me quelle riflessioni attente che, tanto per il loro contenuto quanto per la loro portata, sono in grado di occupare il nostro tempo, e, a passi cauti, brevi, ponderati, ci rendono dimentichi per un po’ della trama, conducendoci verso territori inesplorati.

“Il giovane Törless” di Robert Musil: un romanzo antinaturalistico scritto «indotto dalla noia»

“Il giovane Törless” fu il primo libro pubblicato da Musil, nel 1906, e fu scritto, come lo stesso autore confessò, in quanto «indotto dalla noia». Oltre questo curioso fatto, merita di essere menzionata la “chiave interpretativa” con la quale egli riteneva dovesse essere letta l’opera: Musil la considerò sempre come appartenente al filone antinaturalistico, il quale, alle rappresentazioni naturalistiche, che raffigurano le cose per come esse si potrebbero percepire, contrappone una rappresentazione delle cose nelle quali il tratto caratteristico non è il come potrebbero essere percepite, bensì il come esse potrebbero essere interpretate, facendo puntare l’ago della bilancia più verso la concettualizzazione e l’interpretazione che verso la percezione.

Ora, questa breve digressione serve per far sì che l’opera non venga considerata, come è accaduto, alla stregua di una presentazione di un caso clinico nell’alveo di un consesso di esperti in psicologia. Al contrario, il romanzo di Musil deve portare il lettore a porre debita attenzione non tanto agli aspetti naturalistici che, prima facie, potrebbero catturarlo quanto alla ricchezza d’implicazioni che la vicenda può suscitare: a tal proposito, Törless non solo diviene la figura esemplificativa di questa attività, ma, per noi, diviene quasi un Virgilio, una guida.

I turbamenti del giovane Törless

Robert Musil
(Fonte: it.wikiquote.org)

Il romanzo è ambientato in un collegio dell’Austria francogiuseppina nel quale un episodio crudo porterà Törless ad affrontare quei turbamenti così tipici di quel processo – che lo vedrà impegnato – che è la definizione di Sé e per il quale i sentimenti e l’intelletto, in modo antagonistico, giocheranno un ruolo decisivo. Ogni cosa, in lui, verrà messa alla prova. In tal modo, la sua rigida morale fondata su una ragione altrettanto ferrea e il suo intelletto, inizialmente chiuso ai motivi dei sentimenti, se non per l’interesse “scientifico” che essi suscitano, andranno incontro, una volta immersosi nelle loro tempestose acque, a un mutamento. Egli stesso andrà incontro a un mutamento, quindi, che lo porterà a rimanere a lungo in balìa di una tensione, difficile a risolversi, tra i sentimenti e l’intelletto, come un naufrago che, su una zattera di fortuna, si trovi in balìa di acque burrascose, combattuto tra l’abbandonarsi a quelle, oramai sfinito, e la pervicace convinzione che si debba tentare di tutto pur di sopravvivere.

Il romanzo fornisce anche un affresco del sistema educativo teutonico che informava i collegi austriaci

Intorno al tumulto interiore di Törless, tuttavia, prendono forma pure i tratti del sistema educativo teutonico sul quale erano improntati i collegi austriaci, nei quali, nell’indifferenza generale dei docenti, veniva affermandosi una gerarchia tra i collegiali che, spesso, si manifestava nei termini di soprusi, “lezioni”, atti scabrosi ed “episodi crudi” perpetrati contro coloro che, loro malgrado, si trovavano ai livelli più bassi di quella gerarchia per mano di coloro che ne occupavano i posti apicali.

Ne “Il giovane Törless” c’è chi ha visto anche di più…

Nei personaggi di Beineberg e Reiting, appartenenti ai livelli alti di quella gerarchia, c’è chi ha visto, quasi si fosse trattato di una profezia, i tratti caratteristici di coloro che diedero vita al partito nazista: l’ebetudine e la passività dei molti, incarnate da Reiting, e la megalomania e il misticismo di Hitler, incarnate da Beineberg.

Insomma, in questo romanzo c’è davvero molto, e lo diceva lo stesso Musil in una lettera del 1906 diretta ad Alfred Kerr, un corrispondente che aveva recensito in modo troppo naturalistico la sua opera: «Del problema intellettuale delineato nel romanzo, e dall’atmosfera in cui esso è calato, potrebbero svilupparsi, credo, le vicende più diverse, a seconda dei casi».

Purtroppo, pare essere un romanzo spesso dimenticato o poco noto, invece credo sia da leggere e da riscoprire.

 

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“Il giovane Törless” di Robert Musil, edizioni Rizzoli Editore. A voice from apart.

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