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Premio Nobel: il rifiuto di Jean Paul Sartre

Ricevere un premio è sempre una gratificazione, per uno scrittore. Ricevere il Nobel per la letteratura, poi, è un onore forse unico. Il più grande e importante riconoscimento alla carriera e all’opera globale di uno scrittore. Ma è successo che alcuni scrittori l’abbiano rifiutato, il Nobel. Il rifiuto più noto è quello del 1964, quando lo scrittore e filosofo francese Jean Paul Sartre disse no.

Perché? Ecco la sua risposta:

“Je le refuse, et vous pouvez l’écrire !”

E poi lo scrittore continuò in una lettera mandata direttamente all’accademia di Stoccolma: “Il mio rifiuto al Premio Nobel non è un atto di improvvisazione. Lo scrittore deve rifiutare di lasciarsi trasformare in istituzione, anche se questo avviene nelle forme più onorevoli, come in questo caso“.

Lo scrittore di La Nausea (1938) e L’Essere e il Nulla (1943) con questo suo rifiuto creò un vero e proprio scandalo, sulle pagine dei giornali e nell’opinione pubblica che non comprese a pieno il suo gesto. Sulla pagina del Premio Nobel è possibile anche ammirare uno splendido filmato, in cui i giornalisti provano a intervistarlo all’esterno dell’appartamento di Simone de Beauvoir. Lui afferma di voler rifiutare il premio in quanto avrebbe limitato l’impatto della sua scrittura. Afferma di avere sempre rifiutati i premi ufficiali e di non volere essere “istituzionalizzato”.

Jean Paul Sartre, il rifiuto del Premio Nobel

Infatti, a conferma di ciò, Sartre aveva già declinato “in anticipo” il premio. Già mesi prima aveva scritto una lettera all’Accademia Svedese, in cui facendo seguito alle prime indiscrezioni, Sartre scriveva di avere “profonda stima per l’accademia svedese e per il premio con cui ha onorato tanti scrittori. Tuttavia, per alcune ragioni del tutto personali e per altre che sono più oggettive, non desidero comparire nella lista dei possibili candidati e non posso né voglio né nel 1964 né dopo accettare questa onorificenza.”

Scrittore anticonformista e intellettuale difficile da incardinare, Sartre dimostrò con questo rifiuto coraggio e non si aspettava che la sua decisione assumesse “l’aspetto di uno scandalo”. Senza dubbio, la sua scelta era motivata dal sentire forte e in modo importante il ruolo politico dello scrittore, dell’intellettuale.

“Le ragioni personali sono le seguenti: il mio rifiuto non è un atto di improvvisazione. Ho sempre declinato gli onori ufficiali. Quando nel Dopoguerra, nel 1945, mi è stata proposta la Legione d’Onore, ho rifiutato malgrado avessi degli amici al governo. Ugualmente non ho mai desiderato entrare al Collège de France, come mi è stato suggerito da qualche amico”

Anche un altro autore, prima di lui, non aveva ritirato il Nobel, ma era per motivi pienamente politici: lo scrittore russo Boris Pasternak nel 1958 lo vinse infatti per il Dottor Zivago, ma l’autore comunicò all’organizzazione del premio la sua rinuncia per motivi di ostilità del suo Paese. Fu solo nell’89 che il figlio Evgenij riuscì a recarsi in Svezia per ritirare il premio che spettava al padre 31 anni prima.

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