“Lupi nella notte” di Michael Farris Smith: il Southern Gothic che esplora il buio dell’anima

Dovete immaginare di percorrere nella notte un’interstatale, mettere la freccia e svoltare in una laterale che si perde nel nero dei campi e in baluginii di luci al neon.
E dovete immaginare di guidare lungo questa strada solitaria fino all’arrivo della pallida luce dell’alba. Ma prima che il sole sorga, osservare fuori dal finestrino la notte che si contorce: un vecchio motel, rovi di alberi, case poco illuminate sulla linea dell’orizzonte.
Siete lì, nel nulla del mondo e della vostra esistenza, a rimuginare sui sentieri di vita già battuti, colti dai sensi di colpa e dal dubbio atavico su quale sia il vostro posto nel mondo, ammesso che ne abbiate uno.
Il vuoto notturno delle strade marginali rispecchia il vostro stato d’animo, baritonale e cupo, mentre la notte scorre come un fiume del tempo che unisce la fonte alla foce. La notte all’aurora, la colpa alla redenzione.
Questa è una storia piccola e comune che si perde nel buio dell’esistenza, lì dove la somma di queste piccole storie racconta di donne e uomini affetti da rimpianti e rimorsi. Ci dice che male e bene sono gli ingredienti della stessa pasta che consumiamo in mensa durante la pausa pranzo.
Non c’è una linea netta a dividere il bianco dal nero: c’è solo il nero che sfuma ai primi raggi di sole e torna, puntuale, una volta che la Terra ha compiuto la sua rotazione.
Nella letteratura americana, a parlarci della malattia dell’uomo è spesso il southern gothic, incendiato come il fanatismo e sfilacciato come l’esistenza.
Nel southern gothic il cielo è fatto di dolore esistenziale e il mondo di peccati inghiottiti da pensieri grotteschi. Via d’uscita non ce n’è: resta solo il tempo di attraversare il buio in attesa che faccia luce. Se fa luce.
<<<<Sono Marcello e qui vi parlo di Usa e di letteratura americana>>>>
“Lupi nella notte” di Michael Farris Smith, edizioni Jimenez.




