Vivere leggendo

“La statura della palma” di Francesca Del Moro e Jara Marzulli: la voce delle martiri paleocristiane

“La statura della palma” di Francesca Del Moro ha l’ambizioso, e riuscito, compito di dar voce a donne che non avrebbero avuto altra possibilità di esprimere i propri pensieri. Le martiri paleocristiane, come affermato nel volume stesso, furono donne rivoluzionarie. Difesero i propri ideali ribellandosi a una società patriarcale e rigida che le voleva relegate a ruoli secondari e già stabiliti per le donne: cura della famiglia e della casa. Esse furono coraggiose, forti, colte e, proprio per questo, perseguitate e oggetto di violenza.

Spostarsi da quel periodo di molti secoli fa ai giorni nostri risulta facilissimo se pensiamo a cosa, ancora oggi, le donne sono costrette a subire. Padri e compagni violenti, timorosi di perdere la propria presunta superiorità, sottomettono le donne e prevaricano su di esse sminuendone talenti, intelligenza, capacità di ogni genere. La violenza di ieri sfuma in quella di oggi e le donne, cui dà voce l’autrice di questo libro, confondono volti e sentimenti con quelli delle donne moderne.

I versi di Francesca Del Moro sono quindi testimonianza della fede delle martiri, una fede potente, vissuta con consapevolezza. Un martirio narrato con coraggio, senza inutili orpelli, fiero e pronto all’estremo sacrificio. Voce che poteva essere affidata solo alla grandezza della poesia, affiancando la testimonianza all’ardore, in una visione interpretativa ampia ma che mai deve essere lasciata al caso.

I versi parlano altresì di condanna nei confronti di quel potere patriarcale esposto in apertura. Anche in questo caso la voce è chiara, potente, mai velata nell’esprimere la critica a un Padre celeste anch’esso autoritario. La poesia come denuncia, quindi. La poesia come ribellione. Senza paura. Senza gridare ma con la sola forza di attingere da se stessa.

E le poesie recitano tutto ciò con semplicità di linguaggio che diventa grandezza.

Guarda, o Dio, la creatura a tua immagine

è questo l’uomo: sei contento?

Vedi come si allarga la primigenia macchia?

Come ovunque si rimoltiplica l’archetipico crimine?

Dimmi: è questo che pensavi?

E ancora

Mi strapperete la lingua ma non dirà il vostro nome

né formerete dalla mia bocca sanguinante un bacio.

Mi piegherete le braccia, eppure non vi cingeranno.

Se mi tagliate le mani, non mieterete carezze.

Non è passione la fiamma che mi colora le guance

né è resa questo abbandono.

Non sarà varco allo spirito alcuna breccia nella carne.

“La statura della palma” di Francesca Del Moro non è solo una raccolta di poesie. A corredo dei già intensi canti, troviamo, infatti, le opere di Jara Marzulli. Versi e immagini si accostano per una visione d’insieme evocativa e molto suggestiva. Le figure femminili sapientemente descritte dalla penna della poetessa si arricchiscono di profondità attraverso le donne della pittrice.

Corpi nudi, velati, stesi o seduti. Capelli sciolti, fiori, rosse geografie sulla pelle, sguardi intensi, silenziosi ma rivelatori, bocche che chiamano la morte. Le poesie e le opere artistiche diventano testimonianza potente. Le martiri ci guardano mentre ci parlano, attrici attive di un mondo che le voleva, e le vuole ancora, passivamente succubi di un uomo.

Ad accrescere la bellezza di questo volume di poesie e opere artistiche, una copertina originale, ricca di dettagli e realizzata con materiale di pregio. Un piccolo gioiello a 360 gradi.  

“La statura della palma” di Francesca Del Moro e Jara Marzulli, Seed Selvatiche Edizioni, Vivere leggendo

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