Un libro tra le mani

“Napoli mon amour” di Alessio Forgione, recensione: Un libro tra le mani

NAPOLI MON AMOUR è un libro che non riesco a lasciar andare via…

Amoresano

Sono giorni ormai che l’ho finito e Amoresano è ancora nei miei pensieri, la sera chiudo gli occhi e lo vedo.
Lo vedo mentre conta i suoi pochi soldi e sento la sua pena inespressa, il suo sentirsi inadeguato in un mondo che non gli permette di trovare il suo posto.
Lo vedo mentre il tempo intorno a lui scorre lento, sempre uguale, e il treno con tutti i suoi sogni e la sua voglia di vivere se ne va via veloce, lasciandolo a terra, inerme, con la consapevolezza di aver perso tutto.

“Era meglio un mondo così, che rischiava di esplodere e finire in ogni istante, che un mondo come il mio, dove non accadeva nulla.”

Non riesco a non pensarci, ad Amoresano, quasi mi sentissi in colpa per non averlo aiutato, per non aver capito…
Ripercorro mentalmente le strade della sua amata Napoli (finalmente una Napoli lontana dal cliché della delinquenza), i suoi giri notturni così vuoti di significato, con quei bicchieri sempre pieni a cercare di colmare l’enorme voragine del suo disagio sociale.
Trent’anni e tanta paura del tempo… perché per lui il tempo non scorre in secondi, minuti, ore, giorni, ma in euro.
E deve sbrigarsi.

Disagio sociale…

“Il treno ripartì proprio in quel momento.
Con la coda dell’occhio lo vidi sfilare, lento e poi più veloce e non capii cosa, esattamente cosa, ma a bordo di quel treno lasciammo molte cose, tutto, probabilmente tutto quello che c’era stato e quello che sarebbe potuto essere. E tutte queste cose filarono spedite, assieme al treno, integre e tristi, ammucchiate e senza nome, irriconoscibili perché l’una sull’altra, singole componenti di un solo bagaglio.
Ci accorgemmo subito di averle perse, ma solo in un secondo momento, una settimana dopo, un mese dopo, ovvero quando sentimmo il bisogno di servircene ancora e ancora, fu possibile dare un nome e un viso a tutto quello che avevamo perso.
Ma il tempo era passato, così come il treno, ci era passato vicino per andare lontano.
E non ritrovammo più niente.”

È ombroso, Amoresano, cupo, di poche parole… come se anche quelle costassero, e lui non se le potesse permettere.
Ecco perché le scrive. E le scrive pure bene.
Ma non basta.

Neanche l’amore basterà, anzi… la felicità costa, quindi accelererà il prosciugamento delle sue risorse e lo lascerà ancora più solo e disperato.
E disperata mi sono sentita io, di fronte a quel numero finale…

“L’amore non è altro che una grossa emorragia. Arriva qualcuno, ti dà una coltellata e poi te ne vai in giro sgocciolando.”

Crea dipendenza e non va più via…

Delicato e durissimo.
Cela sicuramente parti autobiografiche, ma perfettamente immerse nella narrazione.
La scrittura di Forgione s’insinua, crea dipendenza, non ti lascia andare.
E infatti sono ancora qui, chiudo gli occhi e lo vedo… e vorrei continuare a parlarvi di lui, ancora e ancora, e di tutti gli Amoresano che lottano per non andare giù, sul fondo.

P.s: Avevo già letto “Giovanissimi“, molto bello, ora sono tornata indietro al suo esordio… e mi sento di dire che Forgione è uno scrittore davvero molto capace, talentuoso (d’altronde l’aveva detto anche Raffaele La Capria!)

“Napoli mon amour” di Alessio Forgione, NN Editore . Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

Articoli correlati

Back to top button