Un libro tra le mani

“La parete” di Marlen Haushofer: Parete che chiude, rinchiude… e libera!

“LA PARETE” di Marlen Haushofer 

(Edizioni E/O)

(AUDIOLIBRO letto da Manuela Mandracchia)

Vorrei dire un milione di cose e non dire assolutamente nulla, perché questa lettura (ascolto) mi ha dato tanto, troppo per poter essere contenuto in poche parole.

Parole che, oltretutto, potrebbero non essere comprese come dovrebbero, potrei non essere capace di trovare quelle giuste e quindi non rendere giustizia ai sentimenti che le muovono e al valore del libro.

Forse, sotto sotto, voglio crogiolarmi nelle sensazioni che ancora sento addosso… ma allo stesso tempo vorrei che tutti godessero del piacere di questa lettura e parlarne è l’unico modo che ho, che abbiamo, per diffondere la bellezza!!!

Pace e inquietudine

È un romanzo capace di trasmettere inquietudine, terrore (nel senso letterale del termine, ovvero un sentimento sconvolgente di paura, di sgomento) e al contempo un senso di pace, di serenità, di armonia con il mondo e la natura che io, personalmente, non avevo mai provato leggendo.

C’è una tensione intrinseca nella narrazione che non è mai palese, anzi qualcuno potrebbe erroneamente pensare che non accada mai nulla, che i toni della narrazione siano troppo freddi, distaccati, che manchi quel quid capace di “avvincere“, ma in realtà è proprio questa mancanza di tensione esibita, questa sofferta rassegnazione che avvolge ogni pensiero e parola della protagonista, a spiazzare il lettore, a sopraffarlo, incatenandolo indissolubilmente alle pagine.

È una cronaca senza ornamenti, di chi si ritrova improvvisamente in una situazione assurda, terrorifica appunto, impreparata non soltanto a sopravvivere ma anche solo a pensare di farlo!

L’unico vero obiettivo è quello di salvarsi dalla pazzia e, per farlo, sarà necessario scrivere.

Ma non solo.

Il lavoro fisico, la fatica, l’accudimento di alcuni animali, saranno fondamentali per non affogare in una deriva mentale.

La parete…

Cos’è questa parete che, all’improvviso, compare intorno ad un’alta montagna delle alpi austriache?

Da dove arriva questo muro trasparente, indistruttibile e invalicabile al di là del quale tutti gli esseri viventi si sono pietrificati, morendo all’istante?

Perché proprio lei, la nostra protagonista casualmente in visita allo chalet della cugina, si ritroverà ad essere l’unica superstite umana in questo mondo circoscritto e popolato solo da animali e vegetazione?

Detta così può sembrare un classico libro “apocalittico” (e per certi versi lo è), ma non ha assolutamente i toni che sono propri di questo genere, si avvicina molto di più ad un testo di scavo interiore, introspettivo, psicologico, in cui “l’evento” é simbolico e funzionale ad una riflessione sulle proprie risorse interiori, sul tempo e la sua utilità, sul concetto di solitudine, sul rapporto dell’umanità con la natura, e su tutti quegli aspetti esteriori ritenuti fondamentali nella società iper-veloce e super-organizzata in cui viviamo e che invece si rivelano completamente inutili in assenza degli altri esseri umani.

É una storia sull’autodefinizione di sé… perché solo in mancanza di ciò che è altro da noi possiamo veramente conoscerci e definirci per quello che siamo.

Parete che chiude, rinchiude… e libera!

Che la parete sia simbolo di una protezione verso la superficialità, l’indifferenza e tutto quello che di insopportabile si propaga nel mondo, un ultimo, drastico tentativo per ripristinare il giusto ordine delle cose?

La parete racchiude, rinchiude (come una prigione senza guardiani), ma allo stesso tempo libera!

La parete è, forse, proprio la nostra vita interiore che non ce la fa più, che urla e chiede di essere nutrita.

C’è un bisogno disperato di ritorno alle origini, alla natura come luogo scevro da ogni corruzione, ma che non risparmia dolore, contenendo in sé una grande dose di ferocia.

Si gioisce di ogni piccola cosa, di ogni singola conquista, e si soffre per ogni perdita, ma tutto, il bello e il brutto, occupano uno spazio differente da quello di prima, la vita stessa appartiene adesso ad una dimensione “dilatata“, perché anche il concetto di tempo cessa di esistere così come noi lo concepiamo.

In assenza di esseri umani il tempo, inteso come convenzione, come il passare delle ore, dei giorni, dei mesi e degli anni, non esiste più…e quindi la nostra protagonista senza nome rappresenta anche l’ultimo baluardo del tempo.

Non ha un nome perché non ha bisogno di essere chiamata, dopo un po’ avrà anche la sensazione di non avere più un volto… nessuno la guarda né guarderà più, a parte gli animali, ma questo non sarà più importante, non sarà il suo viso a determinarla.

Un libro riscoperto tardi

Non fatico a capire come mai questo romanzo sia stato riportato all’attenzione del mondo letterario grazie all’entusiasmo di associazioni ambientali e femministe.

É stato scritto e pubblicato nel 1963, ma solo molti anni dopo gli è stata riconosciuta l’importanza che merita.

Insomma, un libro meraviglioso che, se glielo permetti, può cambiarti profondamente.

La grazia della narrazione, così in contrapposizione con la tragicità dei fatti, risulta così potente da commuovere.

Io ne sono stata folgorata (e credo che la bellissima interpretazione di Manuela Mandracchia nell’audiolibro su “Ad alta voce” abbia contribuito notevolmente nel renderla un’esperienza emozionante). 

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“La parete” di Marlen Haushofer, E/O edizioni . Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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