Un faro per la poesia

“Sundara” di Mauro De Candia: recensione libro

È a una realtà dagli stimoli consunti, che si dà ormai priva di originalità ai nostri sensi assuefatti, che “Sundara”, raccolta poetica del poeta Mauro De Candia, mi pare rappresentare una risposta originale e al contempo così densa da richiedere pazienza e una (ri-)lettura attenta al suo ipotetico lettore.

Con “Sundara”, la raccolta di poesia di Mauro De Candia, si viene trasportati in un mondo metafisico affascinante

In questo mondo alterato da influenze metafisiche e surreali nel quale celermente ci catapulta questa raccolta in ogni poesia, partendo spesso da una scintilla – una parola, un verso appena – di realtà, si possono scorgere temi “terrestri” sotto una luce completamente nuova. Ciò che colpisce di più è l’uso che, a tale scopo, De Candia fa di ciò che non è (o non c’è nel reale); l’uso, cioè, di quelli che, in generale, possono definirsi gli “Inesistenti”. Mi pare, questo, un elemento centrale nella poetica di De Candia: attraverso essi il poeta ci consegna un mondo appunto alterato dalle fattezze metafisiche e surreali per farci (ri-)scoprire un mondo – quello reale o fattuale coi suoi propri temi – ormai frusto alle usuali osservazioni, alle consuete prospettive e descrizioni, a questa «morbidezza di una trama vitale / che sgorga sparpagliata come tante, / asservita agli ordini perentori / della volontà collettiva», come scrive in “Sfere, uccelli e sirene”.

“Sundara” ci invita ad assumere nuove prospettive

E allora che fare se «sembra sempre la stessa, / la sera, / così come è sempre quella, / la vita / degli umani che, come le anatre di Lorenz, / ricalcano da secoli la stessa scia serena»? La risposta che De Candia mi pare dia è: guardare le cose – magari le stesse di sempre – da nuove prospettive. E quale migliore modo di farlo se non adottando prospettive insolite, inusuali, bizzarre quali quelle che può garantire un mondo metafisico popolato dall’insolito, appunto, o dall’inesistente? L’adozione di un tale approccio al reale, attraverso il non-reale, verrebbe da dire, ci fa dono di prospettive nuove – un concetto chiave anch’esso, mi sembra, nella poetica di De Candia – funzionali a una “nova genezo” (nuova genesi, nuova origine, in lingua esperanto) – titolo, non a caso, a mio avviso, dell’ultima poesia della raccolta – che apre a un habitat metafisico ideale tanto ricercato, anelato dal poeta, e in modo molto evidente, come appare proprio nella sesta e ultima parte di cui è costituita la poesia “Nova genezo”:

VI. Cynefin

E in questa attesa di una genesi nuova,

che infine sovrascriva

la trama non decisa di una vita,

ora che gli alberi,

nuotando nelle sfere celesti,

richiamano orchestre nere di figure sottili,

sto disimparando tutto,

galleggiando nel liquido latteo della luce,

spogliato di armature genetiche,

senza più sangue a segnare il copione.

Spogliato anche dei pensieri,

ora, nella profondità del Grande Nulla,

c’è pace.

Forbavselse

Zachwyt

Wunder

Maravilla

Sundara

Ma è solo un attimo.

C’è qualcun altro che ha preferito

quest’arcipelago nero

incastonato nel Caos?

C’è qualcun altro che ha preferito,

gridando in lingua universale,

questa primavera

che sprizza dagli occhi,

all’Esistenza?

Nella raccolta di poesia di Mauro De Candia, linguaggio e contenuti sono funzionali a uno stesso obiettivo: una «genesi nuova»

Mauro De Candia (Fonte: www.tropismi.it)

Questo obiettivo, inoltre, di una «genesi nuova» cioè, frutto di quello stupore – ‘sundara’ – così fugace ma illuminante, una volta che si sono abbandonate le “contaminazioni e [le] influenze nella propria vita”, come scrive Mauro De Candia nella sua postfazione all’opera, egli lo raggiunge anche per mezzo del linguaggio, non solo attraverso i contenuti: al verso libero si accompagna un uso caratteristico del lessico che è ‘contaminato’ anche dalla presenza di termini stranieri e di neologismi, a testimonianza di come il poeta sia sempre in cerca «di un suono diverso» dopo che si sono scavati «in sé nuovi laboratori di parole».

Un piccolo “appunto” alla poesia di Mauro De Candia, che non ne intacca comunque la bellezza

Solo un aspetto della poesia di De Candia non mi ha convinto a pieno: quando la sua poesia si concentra sul linguaggio in sé, dando vita a una dimensione che si potrebbe definire di meta-letteratura o meta-poesia, ebbene, a me sembra allora perdere forza, risultare meno evocativa, laddove al servizio di habitat metafisici ideali, che hanno comunque a cuore ancora tematiche sensibili e terrene, per così dire, ancorché trasfigurate dall’influsso metafisico e surreale che permea tutta la poesia di De Candia, essa risulta invece funzionale allo scopo: rinnovare i sensi e le prospettive.

Seguite l’invito che lo stesso poeta vi rivolge in questa raccolta: «Tu, vieni»!

Nonostante ciò, vi invito comunque alla lettura di “Sundara”, a entrare nel mondo di questo interessante poeta, attraverso questi primi versi di una poesia dello stesso De Candia – molto bella a parer mio – dal titolo “La mia testa è una stanza larghissima”:

La mia testa è una stanza larghissima,

un bestiario di arazzi interiori.

Tu, vieni.

Sundara” di Mauro De Candia, edizioni Ensemble. Un faro per la poesia

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