Sussurri tra le pagine

“Creature della foresta” di Laura Ortiz Gómez: recensione libro

Un magnifico esordio letterario quello della scrittrice colombiana Laura Ortiz Gómez. Una raccolta di nove racconti, non sulla guerra, ma sui suoi lasciti. Un libro di resti, calcinacci e detriti. Avanzi di una devastazione lunga 60 anni, tra paramilitarismo, Farc, MAS e narcoterrorismo. Nomi e sigle che hanno stuprato una terra, ingabbiato esistenze e spezzato vite. Un libro eredità di uomini sopravvissuti ad una guerra di parole traditrici: “a bassa intensitá” la chiamano, e sembra quasi che il suo peso specifico sia inferiore a quello di una guerra vera. 
 
Nove protagonisti, dunque, ancorati ad una realtà deformata, uniti nella fuga, nella ricerca di una libertàCreature della foresta di Laura Ortiz Gómez anelata e forse illusoria, nell’evasione da una terra e da un tempo, in cui é marcita ogni speranza. “Come si dice quando hai ben chiara la bellezza di ciò che stai per perdere? Come si chiama, Ricardito, la nostalgia di qualcosa che succede proprio adesso, nel momento presente? Hai paura di toccarla, le punte delle tue dita sono enormi e sbricioleranno il mondo.”
 
“Creature della foresta” è un grido bestiale che si leva al cielo, l’urlo delle creature che convivono con la morte, schiacciate nella pressa dei conflitti senza termine. La conseguenza di una realtà che insiste in un paese senza pace e senza sonno, dal quale emergono immagini vivide, spesso caustiche più che dolorose. Anime, che provano ad ogni costo a non desensibilizzarsi all’orrore, che se lo incidono sotto pelle per non dimenticarne gli effetti, che si costringono a non cercare nel buio una verità che non esiste. Racconti che vengono da dentro, che si leggono nel solco tracciato dall’urlo di dolore di una donna che ha già visto troppo, di una bambina che non ha visto nulla, di un uomo che non vuol vedere altro. “Sai di aver appena compiuto un gesto caduto nell’oblio. Sai di essere in pericolo. Sai che quel soffio d’aria appena inventato può riportare alla luce cose che non vuoi più ammettere di aver saputo. Sai che il freddo o la fine iniziano così. Che parlare agli animali ha condotto tutti alla morte. Trattieni i pensieri. Sai che anche continuando a inanellare recriminazioni arriverai al ricordo, e il ricordo distrugge le uniche cose reali…”
 
Creature della foresta di Laura Ortiz Gómez
Laura Ortiz Gómez
Laura Ortiz Gómez dà vita ad un libro d’olfatto, che lascia percepire ogni dettaglio della realtà più disincantata: l’acredine dei lembi di carne putrescente trasportati dal fiume, i miasmi che fuoriescono dalle fosse comuni, il profumo dei fiori portati dalle questuanti, il tanfo di urina, che la piccola Milena proprio non riesce a trattenere, la fragranza delle angurie, delle fragole, delle pesche, sparite dai banchi della frutta, l’odore umido della brezza che sale da un fiume incarcerato nel cemento, l’effluvio della menta selvatica che Ricardito usa per profumarsi il corpo, appena prima che sopraggiunga il futuro, con il suo fetore di marcio. L’alito alcolico che una bambina inspira dalla bocca della madre, l’olezzo pungente del sudore attaccato alle pelle, l’aroma che si sprigiona dalla carne bruciata di una terra marchiata a fuoco, il lezzo di una ferita da anni in suppurazione. L’odore muschiato che sale della terra umida scavata a mani nude, solo per far vibrare la voce con un ultimo addio.
 
Ad una prosa elegante, ma anche schietta e spesso ruvida, fanno da contraltare passaggi evocativi e particolarmente ispirati. Una disamina dei sentimenti umani, che spaziano dal disprezzo, alla pietas, dalla rabbia all’autocommiserazione, dalla voglia di fuggire a quella di tornare a vivere. Difficile non restare incastrati nella realtà claustrofobica a cui ogni personaggio è ancorato. Improbabile non provare fame d’aria, desiderio di vita, voglia di respirare a pieni polmoni una realtà difforme. Impossibile non sentire nel petto gli inutili sogni del bambino guerrillero, l’amore sciupato di cui sopravvive solo il riverbero, il pantano del dolore nel quale è meglio non frugare, le speranze riposte in un corpo ormai decomposto e tutta la sterile rabbia per quei “falsi positivi”, che incarnano, forse, più del resto, ogni senso di ingiustizia.
 
Ho letto ogni storia con la passione di una bambina che stringe tra le mani la cartografia di un luogo
Creature della foresta di Laura Ortiz Gómez
I parenti dei “falsi positivi” prima del processo (2005, VerdadAbierta, CC0 Public Domain, Wikimedia Commons)
inesplorato. Le ho centellinate parola per parola, per non vederle estinguersi in un soffio. Alla fine, però, ho commesso un errore. Ho chiuso gli occhi e per pochi magici istanti mi sono allontanata dalla guerriglia colombiana, nel buio ho cercato orientamento e ho inventato nuove vite per Aita, l’“animera” che regala agli spariti senza nome un’identitá, per una madre che sorride e piange senza versare una lacrima, per Kayin e Bruno, e la loro ricerca di libertá che fa paura più che invidia, per Ricardito che cercando un amore giovane, ne trova solo uno usato e corroso dal tempo, per Merlenyz che cerca la fredda sferzata di un vento di cambiamento, per una bambina custode dei segreti un padre, per Jeremias, prigioniero della libertà delle montagne, l’interprete analfabeta di una lettera che imprigiona risposte a domande mai poste. Per il ragazzino dagli occhi asciutti, figlio del silenzio e di un seno mai conosciuto, testimone di nascite, morti e promesse di addii. 
 
Infine, ho aperto gli occhi, ed ho capito che non bastano i sogni a cambiare un presente impietoso.
 
Uno crede che la guerra sia come i film d’azione. Invece no. È quieta. Anzi, monotona. Fanno morire gente su gente e ancora gente, ma la guerra continua. E allora intuisci che non dipende nemmeno dal genere umano. Che non è questione di vincere. Né di nemici. La guerra non ha a che fare con niente. È un buco che sputa morti.

“Creature della foresta” di Laura Ortiz Gómez edizione gran vìa.

Sussurri tra le pagine per The BookAvisor.

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Angela Finelli

Classe 1987. Nata a Napoli, tra i vicoli e l'odore del ragù lasciato a "pappuliare" a fuoco lento già dall'alba. Amante dei libri da sempre, della buona cucina e delle mete insolite. Dipendente dal caffè, dalle risate spontanee e da quella punta di follia che rende la vita imprevedibile. Fiera sostenitrice del potere delle parole e dei sussurri nascosti tra le righe, quelli che lasciano un'impronta nella memoria e i brividi sulla pelle.

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