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“Ombra mai più” di Stefano Redaelli: recensione libro

[ Innalzarsi alle profondità ]

“Stefano Redaelli ha un dono, sa farsi ponte tra due punti distanti e sconosciuti. Nessun divieto, ammonimento, forzature o stupide morali. Solo accompagnamento amorevole nel presentare “follia” e “normalità”.
A mani unite nel gesto di donare, non separate nel gesto di dividere, ce le consegna come due aspetti di un’unica entità, l’uomo.

Immaginiamoci in stato di feto, al sicuro dentro la sacca amniotica. Ci guardiamo, ci siamo tutti interi, siamo pronti ed impazienti di fare la nostra comparsa nel mondo. E quello che succede è un grido, un pianto. Eccoci, siamo qui, urliamo. Ma è tutto molto diverso rispetto alla fluidità e alla protezione a cui eravamo abituati. C’è paura, riluttanza, momenti di inadeguatezza, occhi sgranati puntati addosso.
Siamo “quelli lì”, qualcosa di simile ma diverso, da guardare in tanti modi: pietà, dolcezza, malizia, stupore, sospetto, diffidenza, anche ostilità talvolta. Qualcosa che ha a che fare con il (pre)giudizio di chi esiste e l'(im)pazienza di (ri)nascere.
Eppure siamo la stessa cosa e, nonostante questo, non ci comprendiamo, ci osserviamo ma da lontano, quasi come qualcosa da tenere alla larga, di cui avere paura.

Stefano Redaelli

Stefano, invece, con una lingua universale di accettazione e assenza di giudizio, abbatte le rispettive differenze, mette tutti sullo stesso piano, quello dell’ascolto.
Con “Beati gli inquieti” prima e “Ombra mai più” poi, lui è la legna che alimenta il fuoco della volontà.
E brucia dentro il desiderio di ascoltare, comprendere, conoscere, condividere questa diversità, apprezzarne i pregi, smussarne i difetti, imparando reciprocamente ad unire le forze, nonostante per secoli l’umanità abbia sfruttato l’ignoranza dei pregiudizi per sopravvivere a modo suo, perché sì, è più facile fare i propri comodi distruggendo il senso di unione e di uguaglianza.

Dai all’uomo la possibilità di innalzarsi a giudice e si sentirà potente. Dai all’uomo una qualunque forma di potere, privalo della conoscenza, costruisci limiti invisibili, il più possibile invalicabili, e, giocando sulle divisioni, impedirai l’evoluzione. È più facile controllare i singoli che le moltitudini.

Abbiamo bisogno, invece, dell’energia del cambiamento, di un paio di occhi nuovi, incontaminati, coraggiosi,
che sappiano allargare orizzonti, sfondare muri. È quel miracolo che solo l’apertura al nuovo, la volontà di toccare le radici infilando le mani nella terra per toccare la vita, può innescare. Non farci bastare più uno sguardo verso le fronde degli alberi è un atto di coraggio che dobbiamo a noi stessi; scendere in profondità, oltrepassare la terra ed osservare, toccare, prenderci cura delle radici, responsabili delle foglie, della vita stessa, è un atto d’amore. È regalarsi il lusso della (ri)scoperta, ed è gratis se lo si vuole. Richiede lo sforzo della fiducia, del concedersi senza passato e accogliere senza etichettare ogni cosa, senza la paura del diverso, perché alla fine, siamo tutti il diverso di qualcun altro. Forse.

«Non tutto quel ch’è oro brilla, Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L’ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E re quei ch’è senza corona.»
(Il signore degli anelli, Tolkien)

“Ombra mai più” di Stefano Redaelli, Neo Edizioni. S(qui)libri.                                                           

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