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“A sangue freddo” di Truman Capote: recensione libro

A sangue freddo parla della storia vera di una famiglia trucidata nel mezzo della notte, da due loschi individui, senza alcun apparente motivo.

Un delitto che scuote le coscienze di una piccola città del Kansas, un posto in cui si dorme con le porte aperte e ognuno conosce il proprio vicino di casa. Un delitto commesso da due personalità agli antipodi ma che allo stesso tempo incarnano un concetto: la fine del sogno americano. Un libro crudo, intenso, riflessivo, scritto in maniera divina da una delle più grandi personalità delle letteratura americana, Truman Capote.

L’autore di “Colazione da Tiffany” si lasciò assorbire così tanto dalla storia tragica della famiglia Clutter, ma soprattutto dalle vicende personali dei due assassini, da sentirsi così intrappolata dalla storia da non riuscire a venirne più a capo, non riuscendo più a scrivere per diversi anni.

Una foto di Capote davanti al luogo del delitto, la splendida casa dei Clutter

Un romanzo che venne definito scandaloso, ma che ho trovato geniale per il punto di vista che racconta, per come si passa dalla cruda cronaca dei fatti, al fantasioso viaggi degli assassini per il Messico e l’America alla ricerca di un posto nel Mondo, e ancora dal minuzioso racconto della reazione della piccola comunità dell’America rurale al delitto mostruoso, per arrivare fino al processo e alla condanna.

Nella parte finale del libro Capote in particolare riflette sulla condanna a morte, in quei tempi attiva nella maggior parte degli stati americani e in particolare in quelli del Sud (terra d’origine dello scrittore, nato in Louisiana e cresciuto in Alabama).

Senza nascondere la propria posizione Capote in maniera del tutto rivoluzionaria si schierò dalla parte degli assassini della famiglia Clutter e chiedendo per loro un trattamento comunque duro ma che non portasse alla morte.

Capote legò moltissimo con l’enigmatico Perry Smith, il più cerebrale dei due e in qualche modo quello che aveva avuto l’infanzia più travagliata, quindi più simile a quella dell’autore del libro.

Per la commistione fra generi, l’attenzione nella ricerca delle fonti, il forte coinvolgimento, i tratti quasi auto-biografici che il romanzo prende, si considera tutt’oggi “A sangue freddo” il capostipite della nonfiction literature. 

Non è infatti difficile trovare riflessi di questo capolavoro della letteratura americana anche nel più recente e altrettanto agghiacciante “L’avversario” di Carrére.

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Capote in posa con gli attori che interpreteranno i due omicidi nella prima trasposizione cinematografica del suo romanzo, uscita nel 1967 (foto Getty Images)

“A sangue freddo” di Truman Capote, edizioni Garzanti. SegnaLibri

Benedetto Greco

Giornalista pubblicista e graphic designer. Mi occupo principalmente di sport, amo perdermi nei libri, comprarne di nuovi, vederli vicini a me, e farmi abbracciare dalle loro storie.

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