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Truman Capote, scrittore superstizioso

Gli scrittori sono tutti strani. Lo sentirete dire spesso. Alcuni, oltre che strani, sono estremamente superstiziosi.

Uno dei più superstiziosi era Truman Capote. L’autore di A Sangue freddo, Colazione da Tiffany e altri capolavori, era a dir poco fissato coi numeri e i giorni della settimana.

Ad esempio, la superstizione di Truman Capote lo portava a odiare il numero 13. Sì, proprio quello, il 13 che da millenni, soprattutto oltreoceano, è considerato un numero sfortunato. Da quando Giuda, 13simo apostolo, tradì Gesù, o da quando i Babilonesi lo contrapponevano al 12, facilmente divisibile, mentre consideravano il 13 un numero inutile.

Il 13, dicevamo. Capote lo odiava a tal punto da rifiutarsi di dormire nella camera numero 13 di un albergo, o anche in una che contenesse questo numero (113, 213 e simili). L’avversione verso questo numero raggiungeva per Capote livelli inimmaginabili. Era capace di non comporre un numero telefonico che contenesse questa cifra al suo interno, anche se si trattava del numero di un suo amico.

Fossero state solo queste, le sue stramberie. Capote non iniziava né finiva un lavoro o qualsiasi altra cosa di venerdì – memore forse di quel “Né di venere né di marte, non si sposa e non si parte”. Qualche altra piccola curiosità: pare che pur fumando e anche tanto, non lasciava mai tre mozziconi di sigaretta in un portacenere, casomai ne aggiungeva un altro o se ne metteva uno in tasca prima di andar via.

Grandi e piccole stranezze di uno straordinario autore, che forse anche grazie a queste sue inconcepibili fissazioni, è riuscito a trovare un equilibrio e regalare delle sontuose prove di scrittura.

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