Libri in pillole

“Tatuaggio” di Manuel Vázquez Montalbán: nati per rivoluzionare l’inferno, l’esordio al nero di Pepe Carvalho

“Tatuaggio” è il primo romanzo poliziesco con cui Manuel Vázquez Montalbán inaugura la serie dedicata a Pepe Carvalho, detective privato che incarna quasi alla perfezione il ruolo dell’antieroe: cinico, manesco, dal passato discutibile, solitario, scorbutico, ruvido nei modi, ma anche pragmatico, essenziale quando serve e poco incline all’eccessiva loquacità.

In questo romanzo Carvalho viene ingaggiato da uno sconosciuto, il signor Ramón, per scoprire l’identità di un cadavere ritrovato senza volto in mare a pochi chilometri da Barcellona, un cadavere che neppure la polizia è ancora riuscita a identificare e del quale si conosce un solo indizio: un tatuaggio con la scritta “sono nato per rivoluzionare l’inferno”.

Inizia così un’indagine che porterà Carvalho a muoversi tra Barcellona, Amsterdam, Rotterdam e altre città dei Paesi Bassi alla ricerca di una verità che appare sempre più sfuggente: tra prostitute, traffici internazionali di droga e ambienti poco raccomandabili, il detective dovrà ricostruire, tassello dopo tassello, un mosaico sempre più intricato fino a giungere alla soluzione del caso.

Malgrado non mi reputi un grande esperto di gialli o di polizieschi, devo ammettere di essere rimasto notevolmente affascinato dal modo in cui Montalbán ha costruito la storia: l’autore spagnolo, infatti, non forza mai la mano per evidenziare le asperità caratteriali di Carvalho, ma le lascia emergere gradualmente e con naturalezza, restituendo il ritratto di un uomo profondamente figlio della disillusione della sua epoca, la Spagna franchista. Un elemento che trova un interessante riflesso anche nella biografia dello stesso Montalbán, militante comunista e oppositore del regime di Francisco Franco, che per il suo impegno politico finì anche in carcere, esattamente come Pepe Carvalho.

Inoltre, leggendo questo libro ho sentito a tratti l’eco della narrativa di un altro autore che apprezzo particolarmente, Jean-Claude Izzo: non tanto per la storia raccontata, quanto per il modo in cui i personaggi prendono forma sulla pagina, vale a dire, senza alcun tipo di forzatura, senza spiegazioni ecccessive, senza calcare la mano per insistere sulla “dannazione” del detective, ma attraverso gesti, dialoghi e atteggiamenti che, a mio avviso, contribuiscono a rendere credibili i personaggi e, in questo caso, a dare spessore al protagonista Carvalho. Lo stesso si può dire della trama: dinamica, caratterizzata da diversi cambi di scenario tra Barcellona e i Paesi Bassi, con colpi di scena che non cercano l’effetto ma che vengono inseriti con precisione, ben calibrati, fino a una conclusione che appare convincente. Insomma, un libro che ho trovato davvero molto godibile.


“Tatuaggio” di Manuel Vázquez Montalbán, edizioni Feltrinelli.

Alessandro Oricchio

Dottorando in studi politici Sapienza Università di Roma, speaker di Teleradiostereo, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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