Libri in pillole

“Il centravanti è stato assassinato verso sera” di Manuel Vázquez Montalbán: recensione libro

Mi sono chiesto, una volta girata l’ultima pagina de “Il centravanti è stato assassinato verso sera”, se fosse corretta la definizione di genere poliziesco per catalogare il libro scritto dall’autore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán. Perché se è vero che questo titolo appartiene alla serie di romanzi il cui protagonista è Pepe Carvalho, un ruvido e abile detective privato alle prese con un caso da risolvere, è anche vero che dietro alla mera investigazione c’è un mondo complesso e interessantissimo che Montalbán dipinge con un’attenzione esemplare.

“Cercò un locale piccolo e non troppo lussuoso perché al marocchino non venissero i complessi e davanti a loro apparve all’improvviso una piccola taverna, inspiegabilmente superstite su quel marciapiede del paseo de la Bonanova, col nome di Cervecería Víctor e, appena Carvalho entrò, ricevette informazioni visive che gli indicavano che qualcosa di irreparabile era accaduto nella sua vita: aveva varcato la soglia del tempo. Da questo lato della porta, la Barcellona democratica, olimpica e yuppie e, dall’altro, un angolo per la nostalgia della Spagna franchista, una tana color vino dove persino i boccali di birra recavano la bandiera spagnola e le cartoline erano segni di una identità nostalgica”.

Montalbán, infatti, attraverso la nuova indagine di Carvalho, che questa volta deve risolvere l’enigma di lettere anonime che minacciano l’uccisione di un centravanti appena sbarcato in città, ci fa vivere e respirare l’atmosfera della Barcellona pre olimpica dei primi anni ’90, una città che si affanna per rifarsi il trucco e mostrare una nuova immagine di sé al mondo intero dopo il quarantennio di dittatura franchista.

Ciò che emerge è una città ancora decisamente impolverata, in cui si muovono donne e uomini disorientati, consumati, con sogni e obiettivi da ricostruire. E in questo clima di grande incertezza e ripianificazione sono i più scaltri ad avere la meglio, ovvero gli speculatori che si rivelano abili nei traffici immobiliari, nei sotterfugi, negli inganni, dunque quelli che tentano di approfittare del boom economico del Paese per accaparrarsi terreni e ricchezze a discapito dei disgraziati, di quelli, cioè, che abitano e vivono nella marginalità senza speranza di redenzione.

“«Il mito dell’eroe si è sempre basato sull’uomo potente o sul dio-uomo che vince il male e che il libera il suo popolo dalla distruzione e dalla morte. […] L’eroe viene circondato da testi sacri, cerimonie, per lui si canta, si balla, gli vengono offerti sacrifici e tutto ciò trasmette ai fedeli emozioni soprannaturali ed esalta l’individuo fino a portarlo a identificarsi con l’eroe. A questo uomo che crede nell’eroe, che vi si identifica, stiamo dando lo strumento per liberarsi dalla propria pochezza, della propria insignificanza e si crede dotato di una qualità sovrumana».
«Il calcio».
«O qualsiasi altro rituale della vittoria e della sconfitta. E cerchi di proiettare tutto ciò in un mondo attuale mediocre mente incivilito in cui le guerre sono per l’appunto quasi impossibili tra i paesi più progredito. L’eroe sportivo sostituisce i Napoleoni locali e i dirigenti sportivi sostituiscono gli dèi che ordinano il caos. E trasponga questo schema alla Spagna, alla Catalogna, al nostro club. Il nostro club è Sant Jordi e il drago è il nemico esterno: la Spagna simbolicamente per i più ambiziosi, il Real Madrid per i più concreti”.

In questo contesto polveroso che odora di vecchio e di stantio si inserisce il calcio, che gradualmente si trasforma in oppio del popolo, distrazione necessaria per colmare le lacune di una società che ancora balbetta, e che nel libro rispecchia le evidenti diseguaglianze sociali mediante due club sportivi profondamente diversi l’uno dall’altro: il Barcellona, che può permettersi l’ingaggio del miglior attaccante inglese per puntare a vincere titoli; il Centellas, che deve accontentarsi di mettere sotto contratto un centravanti a fine carriera con un passato da ex promessa del calcio.

Provando a rispondere al mio interrogativo iniziale credo che definirei il romanzo di Montalbán come un trattato storico-sociale la cui spina dorsale è un caso poliziesco da risolvere. I nostri occhi, dunque, si muovono insieme a Pepe Carvalho con un duplice obiettivo: scoprire l’identità dell’uomo che minaccia l’incolumità del centravanti e scoprire la ricostruzione sociale e spaziale di una città in fermento, che vive le Olimpiadi come possibilità di rilancio ma che al contempo non riesce a evitare che fuoriesca da sotto il proprio tappeto tutta la sporcizia accumulata durante i quaranta anni di dittatura franchista.

“Il centravanti è stato assassinato verso sera” di Manuel Vázquez Montalbán, edizioni Feltrinelli. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Docente e ricercatore di Lingua Spagnola, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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