Libri in pillole

“Familienalbum” di Katia Fundarò: la parola come strumento che recide i legami

È un viaggio senza dubbio molto particolare leggere Familienalbum, romanzo d’esordio di Katia Fundarò, pubblicato dalla casa editrice Ischìre. È particolare in primo luogo per lo stile utilizzato dall’autrice sarda, che utilizza le parole per costruire e ricamare una narrazione intensa, poetica, originale.

Una scrittura che somiglia, a tratti, a una sorta di flusso di coscienza ma delicato, quasi leggero, perché non si abbatte con vigore sulle pagine ma le accarezza, dato che dietro di sé non lascia solo aloni di rabbia, ma anche un mix tra amarezza, disorientamento e recriminazione, che scaturisce da quel retrogusto di impotenza prodotto dall’incapacità di stabilire un rapporto comunicativo efficace all’interno del proprio nucleo famigliare.

Il romanzo, infatti, ruota attorno al dramma di Julius, un giovane pilota di caccia tedesco in rianimazione dopo un grave incidente: le sue condizioni diventano il motivo per una riunione di famiglia in cui i suoi genitori, Anna Maria ed Erik, separati da decenni di conflitti e silenzi, ripercorrono le tappe di un rapporto mai decollato. Ed è così che si sviluppa la narrazione, intrecciando le prospettive dei tre protagonisti che mettono in luce il dolore, l’amore e il senso di perdita che li accomuna. Erik, segnato dall’orrore della guerra, e Anna Maria, intrappolata in una sensazione di inadeguatezza, rappresentano due visioni opposte ma complementari dell’esperienza umana: vivono vicini ma distanti, non basta l’amore incondizionato per il figlio a riappacificarli, non può esserci spazio per la riconciliazione quando la ricerca della verità diventa un’operazione individuale e non collettiva, dunque filtrata attraverso quella soggettività che allontana, divide, non concilia.

“Desiderare è un verbo non specifico, perché attiene alla sfera dell’emotività, e avrebbe detto che io non sono abituata ad avere a che fare con ciò che non è un dato di fatto. Non voleva che si arrivasse alla separazione, ne sono sicura, perché voleva vedermi crescere in questo buco, avrebbe voluto pure che me lo arredassi. Allora avrebbe provato a dirmi che mi aveva scelta, che avrebbe voluto crescere con me il nostro bambino, che aveva visto troppo per pensare che potessimo mettere un punto. Al punto fermo lui ha sempre preferito una virgola, perché la virgola modula il pensiero, lo accompagna senza interromperlo definitivamente, e anche nella vita è la stessa cosa, l’uso dei segni d’interpunzione può cambiarne il corso. Ma io sono stanca delle sue metafore, non le capisco, me le ha sempre dovute spiegare, e io non ho più bisogno di un esegeta”.

Familienalbum è un romanzo piuttosto interessante, che combina abilità e sensibilità narrativa e profondità psicologica, capace di toccare temi delicati come la complessità delle relazioni umane, il confronto con le fragilità del proprio vissuto e la solitudine che si sperimenta quando la parola non è più lo strumento per costruire legami ma, al contrario, diventa la forbice che li recide.



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“Familienalbum” di Katia Fundarò, edizioni Ischìre. Libri in Pillole.

Alessandro Oricchio

Dottorando in studi politici Sapienza Università di Roma, speaker di Teleradiostereo, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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