Criogenia è una parola che deriva dal greco cryos genis che significa letteralmente generazione di freddo. Indica le tecniche che vengono utilizzate per produrre temperature molto basse, prossime allo zero assoluto, impiegate in diversi ambiti di ricerca. Uno di questi è l’ibernazione, definita anche sospensione crionica, che prevede il congelamento del corpo di un individuo da poco deceduto nella speranza che, in un futuro prossimo, le nuove conoscenze tecnico scientifiche possano permettere il ritorno in vita del defunto.
Criogenia di Giselle Lucía Navarro

La poesia, dunque. Quell’arte che per Giselle Lucía è “una necessità spirituale, un contrappeso che permette di mantenere l’equilibrio tra le bellezze e le asperità della vita”. E la poesia di Lucía è come una piuma che cade dal cielo e ondeggia prima di impattare a terra dove, però, quando entra in contatto col terreno diventa improvvisamente pesante come una lastra di marmo, restituendo all’udito del lettore un sonoro rumore, quasi un’esplosione. Perché sebbene si percepisca morbidezza nei versi iniziali dei componimenti della giovane cubana, quelli conclusivi sono dei veri e propri colpi da incassare, delle sentenze alle quali non ci si può sottrarre. Sono versi che rimangono aggrappati alla pelle esattamente come le esperienze che segnano il nostro cammino, e che non possono e non devono essere dimenticate.
Stomaco
I pazzi ti guardano
e ti dicono verità che solo loro comprendono.
Tu non vuoi parlargli
perché temi che gli altri dubitino del tuo senno.
Sei saggio ma la tua psicosi potrebbe superare quella d’un pazzo,
anche se la tua paura e il tuo aspetto
hanno molto da invidiare alla libertà del pazzo,
e sai che ci sono pazzi
che hanno la testa più a posto
dei saggi che ci circondano.
La città si è trasformata
in un concerto psicopatico di maschere e ruoli.
Mi siedo a contemplare l’ossessione degli altri
mentre mi interrogo
su quale ruolo mi conviene di più rappresentare.
Criogenia è una lettura da affrontare a ritmo lento, perché la poesia va assaporata, meditata, assorbita, elaborata, metabolizzata. È un percorso che coinvolge direttamente l’organo più delicato, quello che cerchiamo di preservare dal male, di custodire dalle avversità. Quello per cui proviamo a costruire un riparo affinché si mantenga intatto e non si logori, affinché non si aprano crepe pericolose. Parlo del cuore, del punto esatto dove colpisce la poesia di Lucía. I versi della giovane poetessa cubana entrano dritti dentro a quel muscolo pulsante e lì rimangono fino a che non vengono assorbiti. Ed è allora che iniziano a circolare nel sangue, avanzando sottopelle, percorrendo ogni centimetro del corpo fino ad arrivare al centro del sistema nervoso, capace di elaborare le informazioni in un’operazione che non esclude mai il sentimento. Sono versi che si insinuano negli spazi che il lettore vorrà lasciargli, che camminano con fluidità e decisione lungo il corpo fino ad arrivare a toccare l’anima.
La poesia di Criogenia è assoluta semplicità, perché è proprio qui che risiede la complessità. Non è necessario attingere a particolari tecnicismi, tantomeno seguire mode o ripercorrere le orme classiche: i versi di Lucía seguono il proprio cammino, quello che permette alla poetessa cubana di colpire al cuore. E lo fa attraverso un gesto naturale, calibrato: mirando al cuore. Il lettore non dovrà fare altro che allargare le braccia e lasciarsi travolgere dalla forza comunicativa di questi versi che, come un proiettile, trafiggono il corpo umano non per uccidere, bensì per segnare un nuovo inizio.
“Criogenia” di Giselle Lucía Navarro, edizioni Ensemble. Libri in Pillole.




