Lib(e)ri di leggere

“In casa solo porte chiuse” di Alessandra Delfini: il romanzo che ci mette davanti allo specchio

In casa solo porte chiuse di Alessandra Delfini è un’antologia di racconti che non si accontenta di narrare storie altrui: pretende, con discrezione ma con fermezza, di diventare anche la nostra storia.

La scena è sempre la stessa, eppure sempre diversa: una casa. Quattro mura, una cucina, un letto condiviso o troppo vuoto. Delfini sceglie di ambientare tutto ciò che conta dentro questi spazi domestici proprio perché sa che è lì, tra le stanze familiari, che le persone smettono di recitare.

Una lingua che tutti conoscono

Il dono più raro di questo libro è la sua lingua. Alessandra Delfini scrive in modo che si potrebbe definire universale: nessun tecnicismo, nessuna esibizione letteraria. C’è, al contrario, una precisione quasi chirurgica nel nominare le cose difficili: il rancore, la solitudine dentro una coppia, la paura di essere visti per quello che si è davvero.

Leggendo, si ha la sensazione, strana e potente, di ritrovare se stessi nelle pagine. Non perché i personaggi assomiglino necessariamente a noi, ma perché le emozioni che vivono le abbiamo vissute anche noi, magari senza mai trovare le parole giuste per descriverle, né il coraggio di raccontarle.

Delfini quelle parole le trova. E questo è ciò che rende il libro quasi doloroso da leggere, nel senso migliore: come quando una melodia di bambini torna all’improvviso dal passato e capisci, solo in quel momento, quanto ti era mancata.

Le porte chiuse come metafora

Le “porte chiuse” non sono solo quelle delle stanze: sono le barriere invisibili che le persone erigono dentro se stesse, o tra se stesse e chi amano. Sono i segreti, i discorsi rimandati finché non è mai il momento. Ogni racconto della collezione è una di queste porte che la scrittrice la socchiude davanti al lettore, senza mai spalancarla del tutto, lasciando che sia lui a scegliere se entrare o a restare sulla soglia.

Ogni storia è autosufficiente, eppure tutte respirano insieme. Si passa da una coppia che si sfugge in cucina a un individuo che scopre la propria fragilità nel quotidiano, da una relazione che si consuma in silenzio a un momento di violenza raccontata con una sobrietà che fa più effetto di qualsiasi urlo. La varietà delle situazioni impedisce la monotonia, ma è il filo emotivo comune a tenere tutto insieme con coerenza.

Uno specchio, non una finestra

Delfini non giudica i suoi personaggi, non li assolve né li condanna. Li mostra, semplicemente, nella loro umanità incompleta e fragile. Ed è in questa assenza di giudizio che risiede, paradossalmente, la carica morale più profonda del libro.  In casa solo porte chiuse è un libro potente proprio perché non cerca di esserlo. È la conferma che le storie universali sono quelle ambientate nel posto più piccolo e più misterioso che esista: la vita privata di ognuno di noi. Alessandra Delfini ha scritto un libro che parla una lingua comune, quella delle emozioni vissute ma non dette, e forse è per questo che sembra toccare ciascuno nell’intimo, come se le sue storie le avessimo già conosciute, in qualche angolo nascosto di noi stessi.

In casa solo porte chiuse di Alessandra Delfini_ Armando Editore _ Recensione a cura di Morena Di Giulio.

Morena Di Giulio

Morena Di Giulio è giornalista pubblicista iscritta all'Ordine del Lazio, blogger e beta reader. Dal 2022 è Redattrice di The Book Advisor, portale dedicato ai libri e alla lettura, dove gestisce la rubrica "Lib(e)ri di Leggere" Scrivimi a [email protected]

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