Libri in pillole

“Papille” di Andrea Fassi: il thriller gastronomico che non ti aspetti

Trovo sempre interessanti i libri che parlano di cibo perché, oltre alla vista, il senso che la letteratura stimola più facilmente, riescono a coinvolgerne anche altri, spesso lasciati ai margini: il gusto, l’olfatto e, in parte, anche il tatto. Accade così che, durante la lettura, si attivino meccanismi mentali incrociati, che cercano di restituire un’esperienza più completa: non solo immagini, ma vere e proprie sensazioni. Si prova a ricostruire l’odore di una pietanza, a immaginarne la consistenza sotto il palato, a decifrare, attraverso un intreccio di vista, tatto e olfatto, il gusto che potrebbe sprigionare.

Papille, romanzo d’esordio di Andrea Fassi, come suggerisce già il titolo, ruota proprio intorno al gusto, con un’idea di partenza senza dubbio intrigante: il protagonista, Papille appunto, è un critico gastronomico che, a causa della vendetta di Mauro Sagripanti, uno chef stellato incapace di accettare le sue recensioni estremamente severe, subisce una mutilazione che lo priva non solo di una parte della lingua, ma soprattutto della capacità di percepire i sapori. Una vendetta sia fisica che simbolica, perché tutto il mondo di Papille, costruito sul giudicare, sul distinguere un sapore da un altro, sul riconoscere le sfumature dei sapori, sul decidere quale chef meriti le stelle Michelin e quale no, crolla all’improvviso.

Crolla, ma non definitivamente, perché Papille decide di reagire e di indagare su alcuni movimenti loschi di Sagripanti, che lo porteranno ben lontano dal mondo patinato della ristorazione stellata: il romanzo, così, cambia nettamente direzione e ci conduce in un universo molto più duro e concreto, quello legato al caporalato. Ed è qui che Papille trova la sua dimensione più interessante, perché si trasforma in una sorta di thriller civile che prova a smascherare un sistema criminale fondato sullo sfruttamento umano, necessario a sostenere, paradossalmente, proprio quella cucina di lusso celebrata sotto i riflettori.

Ho trovato particolarmente riuscita questa evoluzione, per certi versi inaspettata. Il protagonista, inizialmente definito dal suo ruolo di critico gastronomico, cioè come qualcuno che interpreta e ordina il mondo attraverso il gusto, è costretto a rimettere in discussione tutto: la propria identità, i propri criteri di giudizio, le certezze su cui aveva costruito sé stesso, e in questo passaggio emerge qualcosa di profondamente umano, ovvero, la paura di perdere proprio ciò che pensiamo ci definisca, ciò che ci rende riconoscibili ai nostri stessi occhi.

Eppure, è proprio da qui che ricomincia la vita di Papille: dalla necessità di ricalcolare e ricalibrare la propria esistenza, su parametri altri rispetto a quelli consolidati e conosciuti. Per questo Papille non è solo un libro che parla di cibo: perché invita a riflettere su ciò che resta quando smettiamo di “sentire” le cose come prima, e su come, a volte, sia proprio da quelle mancanze che può nascere un nuovo inizio.

“Papille” di Andrea Fassi, edizioni Coda di Volpe.

Alessandro Oricchio

Dottorando in studi politici Sapienza Università di Roma, speaker di Teleradiostereo, giornalista pubblicista iscritto all'Odg del Lazio. Amante dei libri, dei viaggi, del calcio, della lingua spagnola, del mare e della cacio e pepe.

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