Leggi-Mela

“L’ultimo omicidio alla fine del mondo” di Stuart Turton: mistero e distopia

“L’ultimo omicidio alla fine del mondo” di Stuart Turton è stato il mio “giallo dell’estate”, quel libro che ti porti in vacanza perché sai di poterti dedicare a sessioni infinite di lettura per scoprire il primo possibile come va a finire.

Qui non si tratta proprio di un giallo, ma di una storia distopica in cui sì, ci scappa il morto, ma il mistero va molto al di là del delitto in sé. Dopo che una misteriosa nebbia che uccide chiunque l’attraversi ha invaso il mondo, i superstiti si sono ritrovati a vivere su un’isola protetta da un sistema super tecnologico. Qui la vita è ancora possibile, ma è come essere tornati indietro nel tempo: niente tecnologia, tutti cooperano facendo abiti, sapone, coltivando la terra e allevando il bestiame, ognuno deve fare cose utili alla comunità. Solo Emory non ha ancora trovato il suo posto, perché la sua unica abilità è fare domande: come mai i Savi, i tre scienziati che governano questa micro-società, vivono più degli altri? Perché bisogna rispettare il coprifuoco? Perché al risveglio le persone hanno lividi che il giorno prima non avevano?

Questa sua caratteristica, che per tutta la vita l’ha messa in cattiva luce, si rivela fondamentale per salvare l’isola: Niema è stata uccisa, nessuno ricorda nulla della notte in cui è avvenuto il delitto e ora che l’anziana non c’è più, la nebbia potrebbe invadere l’isola.

Nella nota finale al libro, un brillantissimo Turton ci rivela un patto che ha fatto con se stesso: non scrivere mai una storia uguale all’altra e con “L’ultimo omicidio alla fine del mondo” ci porta in un futuro dove vita rurale e super tecnologie si intrecciano, ci fa sentire il pericolo, la frustrazione, l’urgenza e lo smarrimento. Come i suoi due titoli precedenti, ho divorato questa storia, buttandomi a capofitto nell’universo che ha creato per noi.

Ne sono emersa soddisfatta, la storia era proprio quella che ti impedisce di staccarti dalla lettura, ma con un paio di appunti: uno dei colpi di scena non è niente di rivoluzionario nella storia della letteratura (vorrei citare un certo autore giapponese, che su questo tema ci ha fatto un libro straziante, ma mi accontento di questa perifrasi per non spoilerare troppo) e gli altri forse vengono ricostruiti un po’ troppo a spizzichi e bocconi per permettere al lettore di farsi un quadro completo e chiaro di come si sono svolti gli eventi. Ma a parte queste due micro-osservazioni, consiglio “L’ultimo omicidio alla fine del mondo” a mani basse, perché Turton sa davvero fare il suo mestiere.

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio